Fonte: Newsletter 60 Campagna italiana per il Sudan
Il 25-27 giugno a Hermannsburg, in Germania, si è tenuto l’ormai tradizionale seminario internazionale sul Sudan Organizzato da Sudan Forum e Sudan Ecumenical Forum/ Sudan Focal Point-Europe, una rete di associazione laiche e religiose della società civile. Il tema di quest’anno era dedicato alla attuale fase di transizione del Sudan: dopo le elezioni, verso i referendum e le consultazioni popolari, con particolare attenzione alle paure e speranze della popolazione sudanese.
Riportiamo la versione integrale del documento finale firmato a nome dei partecipanti e degli organizzatori, Hermannsburg, Germania, 27 giugno, 2010.
Marina Peter, Sudan Forum e.V., SEF/SFP-E
“Noi, 150 partecipanti alla Conferenza sul Sudan provenienti da 16 Paesi, in rappresentanza della società civile sudanese e delle parti politiche, organizzazioni di ispirazione religiosa sudanesi e non sudanesi, organizzazioni non governative ed istituzioni, governi e agenzie governative, dopo una lunga e franca discussione sulla situazione socio-politica attuale e sui possibili scenari futuri, e in particolar modo sui preparativi in vista dei prossimi referendum e delle consultazioni popolari nonché della situazione in Darfur, affermiamo che questo è un momento storico per il Sudan. Il paese non sarà più lo stesso dopo i prossimi mesi, che sono cruciali per il suo futuro.
Consapevoli del fatto che mancano solamente 158 giorni ai referendum ad Abyei e nel Sud Sudan e alle consultazioni popolari nel Sud Kordofan e nel Blue Nile, allarmati per la situazione umanitaria in vaste zone del paese, consci della necessità di far tesoro dell’esperienza delle recenti elezioni e preoccupati per la mancanza di un processo di autentica trasformazione democratica nonché, ancora una volta, dei continui scontri e del peggioramento delle condizioni umanitarie in Darfur, ci impegniamo e invitiamo tutti i soggetti interessati, i governi, le parti politiche e le organizzazioni della società civile dentro e fuori dal paese, a mettere al centro dell’attenzione i cittadini, i loro diritti e la loro sicurezza e a metter in moto tutte le misure possibili per assicurare una transizione e un futuro pacifici per tutta la gente del Sudan.
Chiediamo al governo del Sudan di fermare i bombardamenti aerei e tutte le forme di violenza che colpiscono i civili in Darfur e di facilitare in tutti i modi possibili il lavoro delle agenzie umanitarie. Chiediamo alle parti in conflitto di rispettare i diritti umani e le norme umanitarie internazionali, di metter fine ai sequestri di persona e a tutto quello che mette a rischio gli operatori umanitari e i peacekeepers. Chiediamo al governo del Sudan e ai gruppi armati in Darfur di portare avanti un autentico dialogo e di coinvolgere la società civile, compresi gli sfollati, attraverso la loro partecipazione al processo di pace. Raccomandiamo ai mediatori di non ripetere gli errori commessi durante il fallito processo di pace ad Abuja, mantenendo una assoluta neutralità; di riconquistare e consolidare la fiducia e di non concludere accordi separati con le singole parti in conflitto. Nell’interesse del processo di pace in Darfur, ma anche nell’interesse di qualsiasi colloquio di pace dovunque e in qualsiasi momento, chiediamo all’Unione Africana e alle Nazioni Unite di assicurare il libero passaggio e lo spostamento di tutte le parti che partecipano ai negoziati.
Constatiamo con preoccupazione, che il processo delle consultazioni popolari potrebbe non soddisfare le aspirazioni della popolazione del Sud Kordofan e del Blue Nile, che la gente nei due Stati è poco informata sul processo stesso e che la legge non prevede alcun meccanismo di arbitrato nel caso in cui percepisca che le sue opinioni non sono tenute in dovuta considerazione.
Siamo allarmati per il fatto che i preparativi per i referendum ad Abyei e nel Sud Sudan sono molto in ritardo e il tempo sta passando velocemente. Raccomandiamo ai partners del Cpa, il Ncp (National Congress Party) lo Splm (Sudan People’s Liberation Movement) di istituire immediatamente le Commissioni referendarie e tutti gli altri istituti necessari a realizzare i referendum. Riconosciamo il valore della Task Force congiunta e il processo che è appena iniziato, sotto gli auspici dell’Unione africana e supportato dalla Norvegia, di negoziazione degli arrangiamenti post-referendari e invitiamo le parti ad assicurare un processo trasparente ed aperto, a tenere informati i cittadini in modo da permettere in particolare a coloro che hanno diritto al voto nei referendum di fare una scelta consapevole.
L’informazione dei cittadini che hanno diritto al voto e un corretto monitoraggio internazionale di tutto il processo referendario, a cominciare dalla registrazione dei votanti, sono elementi chiave per la conduzione dei referendum in modo pacifico ed è necessario far tesoro dell’esperienza del recente processo elettorale. Chiediamo a tutti i soggetti coinvolti di garantire un tempestivo, libero e trasparente processo di autodeterminazione e di rispettarne i risultati. Il petrolio è un elemento chiave per gli accordi post-referendum. Qualsiasi siano i risultati, bisognerà urgentemente affrontare le gravi problematiche ambientali che hanno serie conseguenze per gli esseri umani e per il bestiame, il risarcimento per la perdita di terre e proprietà, e la trasparenza dei contratti.
Sottolineiamo anche con preoccupazione la mancanza di progetti di sviluppo e il peggioramento della situazione umanitaria in molte zone del Sudan, circostanze che costituiscono un ulteriore ostacolo per un futuro di pace. Raccomandiamo ai governi in Sudan, alle ong internazionali e nazionali, di far fronte ai bisogni della popolazione con uno sforzo coordinato, con programmi flessibili e di lungo termine, seguiti dall’implementazione di attività concrete, basati su un’adeguata analisi dei bisogni, delle risorse umane, del contesto sociale e con un pieno coinvolgimento delle comunità locali.
Qualsiasi sforzo sarà vano se non verrà data alla gente del Sudan l’opportunità di costruire veramente la pace, di riconciliarsi di curare i traumi, e di decidere del proprio futuro. Chiediamo tutto il supporto necessario per permettere la realizzazione di questi processi, che potranno condurre ad un autentico pacifico e giusto percorso di costruzione dello stato”.
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