Dossier a cura della redazione di Manitese – n. gennaio/febbraio 2010
Dopo dieci anni dal Millennium Summit dell’Onu e a cinque dal fatidico 2015 fissato per concretizzare gli obiettivi di riduzione della povertà, sono pochi i passi avanti fatti dai governi del Pianeta.
In questo primo numero del dossier tematico di Manitese, disegniamo la geografi a degli Stati con gli indici di povertà e di divario di genere più alti, mettendo a confronto i Paesi con le peggiori performance, quelli dove opera Mani Tese e alcuni dei migliori. Il risultato è una mappa insolita che ha bisogno di nuove lenti di lettura.
Leggere le povertà utilizzando parametri che tengano conto di una dimensione integrale della vita umana non è una novità: è sempre più riconosciuta, anche a livello europeo, la necessità di superare gli approcci incentrati solamente sui valori reddituali dello sviluppo per poter intravedere un orizzonte in cui ogni aspetto della vita, dalla salute all’alfabetizzazione, dai servizi pubblici essenziali alla qualità della vita e dell’ambiente in cui viviamo, è affrontato e curato tramite un insieme di politiche coordinate e collegate. Per questo le analisi, i dati, le ricostruzioni e le posizioni del Social Watch, a cominciare da quelle contenute nel report annuale, possono essere uno strumento molto utile a tutti coloro che condividono un approccio al tema delle povertà e degli squilibri fra Nord e Sud del mondo operato con la lente dei diritti umani.
L’indice delle Capacità di Base (BCI) è uno strumento elaborato da Social Watch per monitorare l’evoluzione degli indicatori di base e fare comparazioni tra e all’interno dei Paesi. Classifica i paesi secondo il loro progresso nello sviluppo sociale, e lo fa valutando la situazione nella quale essi si trovano in relazione agli elementi strutturali fondamentali per assicurare un’adeguata qualità di vita alla popolazione.
I dati BCI 2009 ci ricordano che la maggior parte dei Paesi riuscirà diffi cilmente a raggiungere gli impegni assunti nella lotta contro la povertà. Una buona percentuale (42,3%) dei 175 Paesi valutati ha ottenuto valori bassi, molto bassi o critici.
Nel lungo periodo vediamo che dal 2005 meno della metà dei Paesi hanno fatto miglioramenti (43%) e quasi un quarto ha fatto passi indietro. Un terzo dei Paesi (33%) non ha fatto variazioni superiori all’1%. Solo un Paese su sei (18%) ha registrato miglioramenti significativi.
Raggiungeremo gli obiettivi prefi ssati per il 2015? Secondo il Rapporto Social Watch continuando di questo passo nel 2015 l’Africa Subsahariana otterrà un livello molto basso con un BCI pari a 72, lontanissimo da condizioni di vita dignitose diffuse fra la popolazione.
L’Asia Meridionale non raggiungerà nemmeno il livello basso, con un BCI pari a 80, mentre Asia Orientale e Pacifico arriverebbero a 90.
Significa allungare di decine, se non centinaia, di anni gli obiettivi minimi di sviluppo che le Nazioni Unite si sono date a più riprese.
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