Mani Tese ONG

Vai alla pagine delle donazioni Concorso di idee dedicato a tutte le scuole. Partecipa con la tua classe.

Periodico MANITESE

Approfondimenti

TAG CLOUD

Archivio

venerdì 5 marzo 2010

Darfur: accordo tra governo e Jem

0 commenti

Fonte: newsletter n.51 Campagna Sudan

Darfur / Governo e Jem firmano un accordo per la pace
Il governo sudanese e lo Jem (Movimento per la giustizia e uguaglianza, uno dei principali gruppi armati che combattono in Darfur contro Khartoum) il 23 febbraio hanno firmato un accordo a Doha, in Qatar, grazie alla mediazione di Unione africana e Lega araba.
L’accordo prevede un immediato cessate il fuoco, l’annullamento di oltre un centinaio di condanne a morte nei confronti di ribelli, un programma di integrazione dei miliziani dello Jem nell’esercito sudanese e l’avvio di negoziati per una pace definitivi che dovrebbero condurre alla firma di un documento finale entro il 15 marzo.
Il 24 febbraio il Consiglio di sicurezza dell’Onu e l’Organizzazione della conferenza islamica hanno comunicato giudizi positivi sull’accordo. Secondo l’Onu, l’intesa deve ora essere applicata «in tempi rapidi» e «completamente». Secondo l’Oci lo «storico» accordo può recare «una pace stabile» nella regione.
Il ministro di giustizia del Sudan, Abdel Basit Sabdarat ha annunciato la liberazione di 57 esponenti dello Jem detenuti nel carcere di Kober, alla periferia di Khartoum; 50 di loro erano condannati a morte. Contemporaneamente lo Jem ha liberato una cinquantina di soldati dell’esercito di Khartoum precedentemente catturati.
L’Esercito di liberazione del Sudan (Sla) guidato da Abdel Wahid al-Nur,  l’altro importante movimento di opposizione armata in Darfur, non ha mai aperto spiragli di trattativa con il governo e non ha firmato il documento. Anzi ha denunciato che nella regione montagnosa del Jebel Marra e in particolare nella cittadina di Deribat, nel Darfur settentrionale, nella seconda metà di febbraio  alcuni attacchi dell’esercito governativo a postazioni ribelli hanno causato decine di morti, molti dei quali civili. L’organizzazione umanitaria francese Médecins du monde (Mdm), attiva nell’area, ha confermato l’attacco e per motivi di insicurezza ha sospeso le attività. Le forze armate di Khartoum hanno attaccato  via terra anche con artiglieria pesante; inoltre ci sono state incursioni aeree.
Oltre al presidente sudanese Omar el Bashir, nella capitale del Qatar  hanno assistito alla firma dell’accordo anche Idriss Deby e  Isaias Afeworki, presidenti rispettivamente di Ciad ed Eritrea. La loro presenza testimonia la complessità anche regionale della guerra in Darfur. Molti analisti considerano che il riavvicinamento diplomatico avvenuto tra Ciad e Sudan [vedi Newsletter 50 del 15 febbraio 2010] sia stato un requisito essenziale per arrivare all’accordo tra Jem e governo di Khartoum
Il processo di pace in Darfur è anche legato alle cruciali elezioni nazionali previste in aprile.
Dopo la firma dell’accordo Bashir si è recato a El Fasher, capitale del Nord Darfur, dove ha dichiarato: «La guerra in Darfur è terminata, la regione adesso è in pace e può cominciare il suo cammino sulla via dello sviluppo».
La fase cruenta di un conflitto latente che si trascinava da anni era scoppiata nel 2003. Bashir ha aggiunto: «In Darfur ci sarà la pace prima delle elezioni» che sono programmate per aprile. Khalil Ibrahim, leader dello Jem.  potrebbe avere un incarico di primo piano nel governo e nell’amministrazione della regione occidentale del Darfur.
Alcuni analisti attribuiscono l’accordo raggiunto con lo Jem a un riavvicinamento del partito del presidente Bashir con l’opposizione di Hassan al Turabi, un tempo alleato di Bashir e fondatore del Partito del congresso popolare (Pcp) ritenuto vicino alla ribellione e in particolare allo Jem.
Lo Jem nel maggio 2008 aveva portato la guerra del Darfur  fino a Khartoum, attraverso un attacco armato contro Omdurman, città gemella della capitale situata sulla sponda opposta del Nilo, in cui erano morte circa 200 persone.
Molti si interrogano sull’efficacia della firma dell’accordo per risolvere la situazione sul terreno: l’accordo infatti non include tutti i ribelli che combattono il governo di Khartoum; il rischio è che possa ripetersi quanto avvenuto nel 2006 con la firma del Darfur Peace Agreement, un accordo che era stato presentato come una pace complessiva per il Darfur ma che in realtà aveva coinvolto solo una parte della ribellione, mentre altri gruppi hanno continuato a combattere.
Una ricostruzione dettagliata e un’analisi della guerra in Darfur si può leggere in italiano nel libro “Darfur. Geografia di una crisi “ ed. Altreconomia

Vuoi commentare?

Mani Tese - Sede Nazionale
p.le Gambara 7/9, 20146 Milano (It)
Tel. +39 02 40 75 165
Fax +39 02 40 46 890
Numero verde 800 552 456
IBAN Banca Popolare Etica
IT 58 W 05018 01600 000000000040
C.F. 02343800153
mail: manitese@manitese.it



Fonte di bilancio 2010/
Efficienza della raccolta fondi