Mani Tese ONG

Vai alla pagine delle donazioni Concorso di idee dedicato a tutte le scuole. Partecipa con la tua classe.

Periodico MANITESE

Approfondimenti

TAG CLOUD

Archivio

mercoledì 13 gennaio 2010

Inaugurazione di Gibe II

9 commenti

Dal sito di Campagna per la Riforma della Banca Mondiale

Roma, 13 gennaio 2010 – Oggi il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini si è recato in Etiopia dove, oltre ai rituali incontri istituzionali, ha partecipato alla cerimonia d’inaugurazione dell’impianto idroelettrico di Gilgel Gibe II, per il quale l’Italia ha elargito 220 milioni di euro.

Ovvero il più cospicuo credito d’aiuto nella storia della cooperazione italiana.

Ci sarebbe poco da festeggiare viste le irregolarità che hanno caratterizzato l’assegnazione dei fondi, il ritardo di due anni dovuto a studi preliminari inadeguati o assenti e un’inchiesta della magistratura prematuramente archiviata. Solite storie all’italiana, nelle quali i soldi pubblici sono utilizzati per sostenere gli affari delle nostre imprese all’estero, mascherati da progetti di aiuto allo sviluppo.

E’ molto probabile che il ministro Frattini durante la sua breve permanenza in Etiopia si impegnerà a elargire ulteriori 250 milioni di euro, sempre in nome dello sviluppo e sempre a favore della stessa società italiana, la Salini Costruttori S.p.A., per completare la costruzione della mega-diga Gilgel Gibe III. Una cifra di poco inferiore all’intero stanziamento previsto nella finanziaria 2010 per la cooperazione italiana (323 milioni).
Ma in questo caso, oltre a dare il ben servito ai contribuenti italiani ed etiopi, il progetto metterà a rischio la sicurezza alimentare di mezzo milione di persone e stravolgerà per sempre la bassa valle dell’Omo, una delle regioni con la più alta diversità biologica e culturale al mondo. La vita di centinaia di migliaia di persone lungo le rive dell’Omo in Etiopia ed intorno al Lago Turkana, in Kenya, dipende strettamente dal flusso regolare del fiume per l’agricoltura, l’allevamento, la pesca, l’accesso all’acqua potabile. Ma ciò poco importa al nostro governo e agli altri potenziali finanziatori quali la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Africana di Sviluppo.

Anche l’assenza di studi ambientali e sociali preliminari, ma fabbricati ad arte due anni dopo l’inizio dei lavori, non appare essere importante. Così come un contratto assegnato senza gara d’appalto internazionale e di un piano finanziario realistico appaiono pure formalità. Nemmeno il fatto che tutta l’energia prodotta verrà venduta all’estero e le comunità locali non ne trarranno alcun beneficio sembra interessare banchieri e governanti.

L’unica cosa veramente importante è che i conti delle imprese occidentali a fine anno quadrino, che il saccheggio delle le risorse delle popolazioni del Sud del mondo continui, che i banchieri ottengano i loro bonus, che discutibili èlite politiche locali prosperino e che la nostra coscienza sia a posto, perché a tutto questo diamo il nome di “sviluppo”, e ci lasci trascorrere un buon anno nuovo.

A cura di Caterina AmicucciCRBM

9 Commenti all'articolo “Inaugurazione di Gibe II”

  1. Gianfranco

    Se la cooperazione deve essere solo aiuti umanitari per salvare dalla fame e dalle malattie le popolazioni dell’Africa, offrendo una immagine di speranza solo facendoli emigrare per venire a vivere ancor peggio ai margini delle nostre città e delle nostre campagne, sfruttati da schiavisti “de casa nosstra” (vedi caso di Rosarno), allora critichiamo i contributi ai progetti di sviluppo economico dell’Africa in Africa. Se vogliamo che l’Africa riesca ad offrire lavoro e dignità ai propri figli, senza illuderli che da noi si vive bene, allora ben vengano questi progetti che faranno certamente la ricchezza anche di banchieri; ma del resto anche nella nostra patria gli impianti che hanno consentito la produzione di energia per lo sviluppo hanno fatto la ricchezza di pochi, ma dato lavoro a molti, sfruttati si, ma con un tenore di vita che spesso è un miraggio per chi vive nei tukul dell’Oromia del Walaita, per i Mursi o per i Bodi, che sono di grande interesse come attrattiva turistica per i ricchi europei, o occidentali in genere, che si possono permettere il viaggio!
    Certo se il loro ambiente verrà modificato da strade ed ospedali e linee elettriche, perderanno quella condizione di “popolo primitivo” che tanto ci attrae.

    Viva l’Africa e che possa risollevarsi!!

    ciao
    gianfranco

  2. caterina amicucci

    Caro Gianfranco,
    concordo che la cooperazione caritatevole alla quale tu alludi sia inutile e talvolta controproducente e per questo noi non la sosteniamo. Il modello di sviluppo e la “civilità” che abbiamo esportato in tutto il mondo forse avrà pure aumentato il benessere di pochi, a scapito di molti, ma mi pare non sia un modello di successo. Lo dimostrano la crisi finanziaria, la crisi alimentare e la crisi climatica di cui noi avvertiamo poco gli effetti (per ora!) ma che il sud del mondo sta già scontando. Le banche di sviluppo sono cinquant’anni che finananziano investimenti nei paesi del sud del mondo ma la povertà e la fame non sono diminuiti. E questo perchè ogni dollaro che dal nord va verso il sud, ben 8 fanno il percorso contrario grazie ad appalti, evasione e paradisi fiscali. Perchè ogni nuovo benestante si sottraggono mezzi di sostentamento e risorse a qualcun’altro, in un altro luogo. Il mito della crescita illimitata è stato sconfessato dalla storia.
    Ma al di là dei ragionamenti sullo sviluppo il problema di Gibe III riguarda i diritti umani di mezzo milione di persone. I Bodo, I Mursi e le altre comunità della valle dell’ Omo e del Lago Turkana, non avranno alcuna opportunità lavorativa ma semplicemente verranno spazzati da via da conflitti etnici e da trasformazioni ambientali alle quali non riusciranno ad adattarsi. Una visione cinica dello sviluppo insegna che il progresso ha sempre le sue vittime. Una visione tipica dei regimi repressivi e populisti, come d’altronde è l’Etiopia, dove si è consumato un genocidio in piazza dope le elezioni del 2005, tuti i leader dell’opposizione sono stati arrestati per un anno , chi contesta viene sequestrato dalle forze dell’ordine come accaduto ad alcuni studenti pochi giorni fa ed alle ONG è vietato lavorare sui diritti umani . Non è cosa nuova che gli imprenditori ed i politici europei facciano affari con tirannie locali più o meno ripulite, ma è nostro dovere impedire che ciò avvenga con soldi pubblici destinati allo sviluppo e batterci per i diritti fondamentali di quelle comunità che non hanno voce, vivono con tradizioni e valori diversi e non necessariamente hanno intenzione di adottare la nostra struttura sociale, culturale e politica (compreso il lavoro salariato). Modelli di sviluppo sostenibili esistono, serve solo la volontà politica di implementarli.
    Caterina

  3. Giancarlo

    BELLA FIGURA CHE ABBIAMO FATTO NOI ITALIANI INAUGURATO IL GIBE II IL 13/10/2010 E ……………CROLLATA LA GALLERIA IL 25/01/2010, DOPO SOLTANTO 2 SETTIMANE.
    E ADESSO CHI CI RIMBORSA I 220 MILIONI DI EURO DI PRESTITO CONCESSI DALLA COOPERAZIONE ITALIANA?
    CI VORREBBE UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE.
    COSA DA NON CREDERE.
    CIAO CATERINA
    GIANCARLO

  4. Alessandro Ciarlo

    Vogliamo dire la verità…?
    O state cercando di colpire le imprese italiane soltanto per scopi politici del momento…?
    Dottoressa Amicucci… lei continua a raccontare balle, perchè?
    Con la sua guerra politica sta distrugendo il prestigio delle imprese italiane all’estero e con esse l’immagine dell’Italia! ma lei è italiana…? o è inglese…? Perchè ripete a pappagallo le parole del servizio della BBC?
    non ne ha di sue? provi a spiegarci veramente come stanno le cose… provi a dire perchè non volete che i fondi della banca mondiale vengano destinati allo sviluppo dell’Africa… ci dica dove volete che finiscano…!
    Ci spieghi perchè il governo inglese non vuole che l’Etiopia si sviluppi…
    Lei lo sa, come lo so io, perchè non ne parla?
    Perchè non ci fa l’elenco dei tunnel crollati nel mondo?
    Lei lo sa che al Gibe 2 si tratta soltanto di un problema tecnico e che come tutti i problemi di questo tipo si sta già risolvendo, ma preferisce sfruttare la scia della catastrofe per alimentare la sua fangosa campagna politica.
    Perchè non viene qui con pala e piccone a dare una mano per salvare i famosi soldi dei contribuenti italiani?
    Ci vuole parlare anche delle decine di dighe e centrali che stanno costruendo i cinesi, proprio in Etiopia, quelle non deturpano l’ambiente? non creano catastrofi? non uccidono nessuno? quelle sono buone?
    Lo sa che i cinesi stanno costruendo a basso costo, con materiali scadenti
    e senza nessuna esperienza impianti che non funzionaranno mai?
    Lei lo sa!
    Perchè non ne parla?
    Ci vuole raccontare del tasso di inquinamento ad Addis Abeba…?
    Ma che lei si fa l’ecologia a suo piacimento?
    Perchè non dice che la capitale è al buio e le imprese etiopiche non hanno l’energia elettrica per produrre e che la popolazione muore di fame e malattie
    perchè gli ospedali non possono lavorare senza l’energia necessaria?

    Qui sotto c’è un articolo di Repubblica che afferma il contrario di quello che dice lei
    se lo legga bene perchè questi sono i fatti non le sue balle.

    Per rispetto all’intelligenza e agli italiani che lavorano veramente rischiando ogni giorno la propria vita in terre straniere: La smetta!

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/02/salini-africano-trova-la-formula-grandi-opere.html

  5. admin

    Gent.le Dott. Ciarlo,
    ecco qui alcuni riferimenti sui quali basiamo le nostre affermazioni, le consiglio una lettura approfondita, le sarà sicuramente utile per capire come stanno le cose e per moderare i toni.

    SUL PROGETTO IDROELETTRICO GILGEL GIBE II Il Parere del Nucleo di Valutazione Tecnica, “Progetto Idroelettrico di Gilgel Gibe II”, Credito d’aiuto e dono – AID 8093 indirizzato al Comitato Direzionale dell’8/10/2004 (agli atti MAE) rileva:
    1)anomalia dell’affidamento del contratto a trattativa diretta, non conforme alle procedure vigenti della DGCS né alla normativa italiana (legge 109/94), né tantomeno alle procedure applicate in materia dalle Organizzazioni Internazionali e dall’Unione Europea;
    2) assenza di uno studio di fattibilità;
    3) assenza dei costi delle misure di mitigazione di impatto ambientale;
    4) Insufficiente attenzione alle procedure di gestione e controllo del contratto
    5) Un tasso di concessionalità del 42,29% non in linea con la situazione di criticità debitoria del Paese.

    Il Ministero dell’Economia e delle Finanze in una nota preparata per il direzionale dell’8/10/2004 (agli atti MEF) rileva:
    1) L’Etiopia è un Paese HIPC, la concessione di tale prestito è una violazione sostanziale della Delibera n. 139 del 29.7.2003 sull’elegibilità dei Paesi in via di sviluppo ai crediti d’aiuto.
    2) Il credito d’aiuto presenta un tasso di concessionalità del 42,29%, ed è in netto contrasto con le proiezioni del Fondo monetario internazionale relative all’Etiopia ed i requisiti di concessionalità ben superiori richiesti per i prestiti destinati a questo paese.
    L’Italia ha appena firmato, e deve portare a compimento, la cancellazione di 300 milioni di debito all’Etiopia e paradossalmente si trova ad approvare un nuovo credito..
    3) I ritorni attesi si basano sui ricavi delle esportazioni di energia e sulle tariffe all’utenza a livello nazionale. Si rendono necessarie forme di sussidio, in quanto l’Etiopia è uno dei Paesi più poveri del mondo.
    4) L’ammontare del credito non ha precedenti nella storia del fondo rotativo e mette a repentaglio impegni già presi.

    Nonostante queste criticità il progetto è stato approvato lo stesso per volere dell’allora direttore generale della DGCS. Sul caso ha indagato la magistratura Procedimento Penale n° 16050/06 (agli atti del Nucleo di Polizia Tributaria) . L’inchiesta è stata archiviata.

    SULL’IMPIANTO IN COSTRUZIONE GILGEL GIBE III Le Valutazioni di Impatto Ambientale sono state commissionate dalla Salini e dall’EEPCO. La prima realizzata nel 2006 dal CESI (agli atti SACE, BEI, AfDB) prendeva in considerazione solo l’impatto a monte della diga. Nel 2008, due anni dopo l’inizio dei lavori AGRICONSULTING (agli atti AfDB, BEI) ha realizzato uno studio di impatto sociale e ambientale della regione a valle della diga.
    Un gruppo multidisciplinare di studiosi ha realizzato una review indipendente di questi studi disponibile online: http://www.arwg-gibe.org/ Questo è l’unico studio indipendente pubblicato fino ad oggi, il gruppo di accademici che lo ha realizzato nutre nei confronti della regione un esclusivo interesse scientifico al contrario delle società di consulenza contrattate e pagate dalla Salini. Da questo studio provengono le informazioni ambientali e sociali alle quali facciamo costantemente riferimento nei nostri comunicati stampa ed articoli. La costruzione della diga è iniziata senza permesso ambientale come confermato da una mail ricevuta dalla Banca Africana di Sviluppo in data 3/10/2008 e disponibile su richiesta.

    SULLA BANCA MONDIALE IN AFRICA
    Se la Banca Mondiale nei suoi 60 anni di attività avesse realmente portato sviluppo in Africa o altrove, probabilmente oggi il mondo sarebbe diverso. Per un adeguato approfondimento sull’argomento Le consiglio la lettura di:
    La Banca dei ricchi, A. Tricarico – L. Manes, Ed. Altraeconomia, 2009

    SULLO SVILUPPO DI PROGETTI IDROELETTRICI Non siamo contrari alle dighe. L’energia elettrica è un elemento fondamentale per lo sviluppo e l’idroelettrico è una fonte rinnovabile e pulita se realizzata rispettando alcuni standard ambientali e sociali.
    La Commissione Mondiale sulle dighe, un organo multistakeholders che ha lavorato due anni per identificare strategie sostenibili per la costruzioni di impiani idroelettrici, ha delineato quali sono le condizioni tecniche e procedurali affinchè si costruiscano dighe senza devastare l’ambiente e la vita delle comunità locali.
    Il rapporto completo della commissione è disponibile qui http://www.unep.org/DAMS/WCD/ Gibe III non rispetta nessuna delle raccomandazioni della commissione.
    L’Etiopia è al buio perchè:
    - Gli impianti già commissionati diversi anni fa alla Salini (Gibe II e la diga di Beles) ed ai cinesi (diga di Tekeze) ancora non funzionano e sarebbero sufficienti a coprire la domanda di energia elettrica nazionale.
    - L’etiopia è duramente colpita dal cambiamento climatico e nel 2009 i bacini degli impianti esistenti sono rimasti semivuoti. Puntare solo sul settore idroelettrico senza introdurre nuove fonti devasterà l’ambiente e le comunità senza risolvere realmente il problema in prospettiva. Per un approfondimento sull’argomento:
    http://siteresources.worldbank.org/INTAFRICA/Resources/Ethiopia_Country_Note.pdf

    SUI CINESI
    Se un progetto è sbagliato e dannoso, che venga costruito da Italiani o da Cinesi è assolutamente irrilevante.

    SULLE IMPRESE ITALIANE
    Non ci interessa nè promuovere, nè danneggiare l’immagine delle imprese italiane ma che i soldi destinati allo sviluppo vengano impiegati realmente a questo scopo.
    Se il governo etiope e la Salini vogliono fare affari sulla pelle della gente innanzitutto lo facciano con i loro soldi, noi continueremo comunque a sostenere le comunità locali che si battono per i loro diritti fondamentali molto difficile nel caso dell’ Etiopia perchè chi critica questi progetti rischia la galera.

    Cordiali Saluti
    Caterina Amicucci

  6. Crollo dell’impianto di Gibe II è già crollato! | MANI TESE

    [...] Per approfondimenti sul tema leggi anche: Inaugurazione di Gibe II [...]

  7. Alessandro Ciarlo

    Grazie per il dottore, ma non lo sono.

    Se il procedimento è stato archiviato vuol dire che non c’erano i minimi estremi per procedere e che le accuse erano infondate, come spesso accade nel nostro paese.
    O vogliamo mettere in dubbio anche la magistratura e il ministero delle finanze?
    Se è stato archiviato… a quale scopo lo tirate nuovamente in ballo?

    L’impatto ambientale esiste quando si costruisce qualsiasi diga
    che sia destinata all’irrigazione agricola o alla produzione di energia elettrica.
    Ciò non toglie che certe opere hanno permesso, sia all’Italia che ad altre nazioni, uno sviluppo che non sarebbe mai stato possibile senza.
    L’Italia acquista dalla Francia circa il 40% dell’energia elettrica necessaria al fabbisogno interno, senza di essa non potremmo aprire i rubinetti delle nostre case e vederne uscire l’acqua, non potremmo accendere il computer, il televisore, non avremmo i prodotti dell’industria alimentare sulle nostre tavole,
    non ci sarebbe luce nelle strade né nelle nostre case ecc… (da ricordare il black out di alcuni anni fa)
    Dove sono tutte le catstrofi e i morti delle 600 centrali idroelettriche costruite in Italia?
    Non ci sono.

    Quindi…?

    Perchè l’Africa non dovrebbe svilupparsi e rendersi autonoma?

    Perchè deve continuare a dipendere dalle nazioni sviluppate?
    Perchè deve rimanere povera?

    A chi fa comodo…?

    Ci sono alcune domande alle quali è un po’ difficile rispondere.

    L’Etiopia è al buio perchè la costruzione delle centrali non è stata avviata 20 anni fa, ecco perchè è al buio.
    La faccenda strana è che non si vuole che siano costruite neppure adesso…

    L’unica centrale che produce energia con quantità sufficiente è quella del GibeI
    grazie a questa almeno la capitale non è completamente abbandonata all’oscurità totale.

    La diga del Gibe II era già in funzione da diversi mesi, c’è stato un problema tecnico che riguarda il crollo di alcuni metri del tunnel che è lungo ben 26 KM.
    Dire che è crollato l’itero impianto non è affatto corretto e tanto meno rispettoso nei confronti della verità e di chi ci legge.

    La centrale idroelettrica del Beles entrerà in funzione fra 3 mesi.
    I soldi non li ha buttati via nessuno.

    La siccità in Etiopia non c’è stata nel 2009 ma tra il 2008 e il 2009
    si è trattato di una stagione, che ha successivamente visto, nel periodo delle piogge del 2009, il riempimento di tutte le dighe esistenti nel paese.
    Come succede normalmente in ogni parte del mondo. (Vedi sud Italia)
    In questo momento sta piovendo senza sosta, ne sono testimone, io mi trovo qui.

    Mi sembra di capire che manca la volontà di dare crediti di aiuto a questo paese.
    O è soltanto per le centrali idroelettriche?
    Si… perchè una volta costruite le centrali, e venduta l’energia ai paesi più sviluppati che la circondano, l’Etiopia sarebbe una delle poche nazioni africane a poter restituire i debiti necessari per la costruzione di dette opere.
    Non solo, avrebbe un potere economico svincolato da ogni dipendenza
    e un altrettanto potere politico non indifferente…

    Di cosa abbiamo paura?

    Voglio introdurre un argomento pertinente: La Sierra Leone.

    Un paese tempestato di diamanti, oro, silicio, e molti altri metalli preziosi
    un paese dove la popolazione è ben sotto la soglia di sopravvivenza.

    Perchè?

    Perchè non se ne parla?

    La Sierra Leone potrebbe comprare l’intero continente africano, ma muore di fame.

    Come si spiega?

    Continua a ricevere aiuti umanitari, nessuno pensa allo sviluppo di questa ricca e derubata nazione.

    Perchè?
    Chi ci guadagna?

    Vale la stessa regola per l’Etiopia?

    Sento parlare di catastrofi, non mi sembra che sia morto nessuno…

    L’energia alternativa: L’eolico è ancor più invadente dell’idroelettrico, così il solare, entrambe necessitano di milioni di metri quadri di superficie libera da ogni abitante. Dove li mettiamo gli sfollati?
    Quali altre fonti alternative si conoscono?
    Comunque non sarebbero sufficienti a nessuno sviluppo degno di tale definizione.

    Il futuro e la salvezza del nostro pianeta sono legati all’energia pulita
    fin quando non avremo compreso che si può produrre energia senza dover bruciare sostenze tossiche e inquinanti saremo tutti vittime di una sola grande catastrofe.
    Non certo quella inesistente del GibeIII

    Su una cosa sono d’accordo con la Dottoressa Amicucci: Il nostro sistema economico basato sul consumismo è sbagliato, devastante, e non porta a nessun futuro a lungo termine.
    Questo non vuol dire che in Africa si debbano ripetere gli errori del nostro passato e presente, è possibile creare un futuro migliore.

    Ma: qualunque esso sia non si potrà fare senza energia elettrica.
    Si può fare del bene se si hanno buone intenzioni, iniziamo dal dialogo e non dalle accuse.

    Senza rancore.
    A.Ciarlo

  8. giulio anselmo

    Al contrario di quanto falsamente dichiarato da Caterina Amicucci che evidentemente e’ totalmente ignorante sull’argomento, solitamente nessun costruttore si assume il rischio geologico per i lavori in sotterraneo, tanto meno per un tunnel di 26 chilometri. Ebbene, proprio nel caso di Gilgel Gibe 2, caso unico di cui sono a conoscenza, il costruttore (Salini) si e’ assunto al 100% il rischio geologico per la realizzazione del tunnel; il che significa che il cliente Etiope (Ethiopian Electric Power Corporation) non e’ contrattualmente tenuto a sborsare un solo euro per i lavori di riparazione.

  9. vincenzo

    Egregia sig. Caterina Amicucci probabilmente lei e del tutto all’oscuro di come si costruisce una diga altrimenti non dichiarerebbe che la realizzazione della diga del gibe 3 comporta il prosciugamento del corso del fiume omo a valle di questa con tutte le false e terroristiche conseguenze di cui lei parla. Allora se mi permette la informo che la prima operazione necessaria per la realizzazione di una diga consiste nella costruzione di gallerie di deviazione che portano l’acqua del fiume a valle della zona interessata (operazione altrimenti impossibile) e come anche lei puo notare in fase di costruzione la portata del fiume non subisce alcuna riduzione.Termina la diga anche questa come tutte le dighe del mondo e provvista di uno scarico detto (scarico ecologgico) per poter permettere al fiume di continuare ad avere una portata che non comprometta la vita degli animali e delle popolazioni che vivono sulle rive. vorrei anche informarla che una volta terminata la diga ha la funzione di contenitore delle piene (che ogni anno uccidono centinaia di persone) garantendo al fiume una portata costante e sicura. Per quanto riguarda i danni all’ agricoltura non penso che la sicurezza di avere a disposizione acqua per irrigare quando se ne ha bisogno sia cosi dannoso per le popolazioni che vivranno sulle rive del lago che verrà a crearsi,a riguardo della pesca penso che con una maggiore superfice coperta dall’acqua anche questa ne avrà dei benefici.Ed in fine sono sicuro che lei conosca l’ Etiopia solo sul mappamondo per tanto la invito prima di parlare di biologia,cultura e disastri ambientali di volersi informare personalmente di cosa si sta parlando perche le garantisco che in circa 30 anni che vado in giro per il mondo a costruire dighe ho ricevuto solo ringraziamenti da parte delle popolazioni locali interessate.Adesso invece voglio esprimere il mio parere per quanto riguarda questo accanito ostracismo verso quello che si stà realizzando in Etiopia, penso che anche lei faccia parte di uno di quei baracconi che si nascondono sotto il velo degli aiuti umanitari e probabilmente la concessione di finanziamenti per la realizzazione di opere di questo tipo riduce di molto la vostra fetta di torta.
    Saluti
    Vincenzo

Vuoi commentare?

Mani Tese - Sede Nazionale
p.le Gambara 7/9, 20146 Milano (It)
Tel. +39 02 40 75 165
Fax +39 02 40 46 890
Numero verde 800 552 456
IBAN Banca Popolare Etica
IT 58 W 05018 01600 000000000040
C.F. 02343800153
mail: manitese@manitese.it



Fonte di bilancio 2010/
Efficienza della raccolta fondi