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venerdì 31 luglio 2009

Si aggrava la crisi alimentare in Eritrea

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Il presidente eritreo chiede al suo popolo di rinunciare alla colazione
per finanziare le opere infrastrutturali

31 luglio 2009
Si aggrava la crisi alimentare che sta colpendo i Paesi del Corno d’Africa, dove, secondo le ultime dichiarazioni degli organismi competenti, sarebbero oltre 20 milioni le persone a rischio di fame. Tra questi non sono compresi gli eritrei; il governo eritreo, infatti, è ben deciso a tener ferma la sua politica di autosufficienza e di rifiuto degli aiuti umanitari internazionali e dunque non si è unito agli appelli dei paesi confinanti.

Però, secondo la FAO e il WFP (World Food Programme), nel 2008 il Paese avrebbe prodotto solo il 30% del fabbisogno nazionale di cibo. Quella dell’anno scorso è l’ultima di una serie di annate negative, dovute anche ad una persistente siccità, iniziata nel 2002. In questi anni la popolazione ha progressivamente esaurito tutte le scorte e i meccanismi di compensazione che ne hanno permesso la sopravvivenza fino ad ora.

Bambine trasportano  l'acquaL’Unicef, da parte sua, mette in guardia sulle gravi ripercussioni che l’attuale aumento globale dei prezzi agricoli potrebbe avere in Eritrea, dove stima che oltre 2 milioni di persone, più della metà della popolazione (calcolata in 3,6 milioni) sarebbero già adesso malnutrite.

Testimonianze riportate da diversi siti e bollettini di associazioni internazionali descrivono una situazione già drammatica: fin dallo scorso mese di febbraio sono stati visti bambini “così deboli da non poter camminare”, in parecchi villaggi mentre la gente ha cominciato a spostarsi in cerca di cibo.
Sono giunte voci che, in alcune aree, la gente si stia nutrendo non solo di fichi d’India, ma anche delle pale (cioè i suoi rami spinosi) oltre che di frutti e foglie di altre piante selvatiche, situazione che si era verificata solo durante la gravissima carestia della metà degli anni ottanta.

Per questo è ancor più sorprendente il pressante invito del presidente eritreo, durante un’intervista rilasciata al Financial Times e postata sul web il 27 di luglio,  a rinunciare ad un pasto (è stata indicata la colazione) per risparmiare valuta da utilizzare nella costruzione di infrastrutture (in specifico strade).

[Fonti: Irinnews, BCC News/Africa, Financial Times]

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