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lunedì 28 dicembre 2009

Sanzioni dell’Onu per l’Eritrea

10 commenti

Il 23 dicembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con 13 voti favorevoli su 15 (contraria la Libia, astenuta la Cina), ha approvato la risoluzione 1907 (2009) con la quale ha deciso sanzioni per l’Eritrea accusata, in sostanza, di destabilizzare la regione del Corno d’Africa.
Il testo della risoluzione, preparato dall’Uganda, sottolinea in particolare due problemi:
-    il sostegno ai gruppi armati islamici radicali somali, accusati di aver forti legami con Al Qaeda, che si oppongono al governo di transizione somalo, sostenuto dalla comunità internazionale
-    il mancato ritiro da una striscia di territorio di Gibuti, ordinata dallo stesso Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 1862 (2009) a seguito di sconfinamenti dell’esercito eritreo a causa di incidenti di confine mai del tutto chiariti, e negati dal governo eritreo contro ogni evidenza.

La risoluzione, chiesta con insistenza dall’Unione Africana nei mesi scorsi, prevede:
-    l’embargo sul commercio di ogni tipo di armamento, sia verso che dall’Eritrea
-    il congelamento delle risorse finanziarie riconducibili al governo eritreo o a suoi esponenti di rilievo
-    l’impedimento ai viaggi all’estero di esponenti del governo eritreo che saranno indicati nei prossimi giorni da un’apposita commissione.

Si tratta di provvedimenti molto severi, ma, almeno nelle intenzioni, mirati a colpire il regime, salvaguardando la popolazione, già vittima di pesanti problemi, a causa del servizio militare indiscriminato di tutta la popolazione produttiva, delle politiche economiche del governo e di diverse annate agricole non favorevoli.

Con le sanzioni, che sono state definite come vergognose dall’ambasciatore eritreo alle Nazioni Unite, ma salutate come lungamente attese dall’opposizione, l’isolamento dell’Eritrea dalla comunità internazionale è pressoché totale.
Il percorso era iniziato con l’espulsione dei caschi blu di nazionalità occidentale nel dicembre del 2005 ed era continuato con la chiusura della maggior parte delle ONG internazionali, l’espulsione di fatto della missione di pace a cui era stato impedito il rifornimento e il ritiro dall’organizzazione regionale IGAD e dall’Unione Africana.

Il processo di arroccamento dell’Eritrea era cominciato all’indomani della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, che aveva assegnato all’Eritrea il territorio di Badme, occupato dall’Etiopia e causa di una rovinosa guerra di confine tra i due paesi (1998 – 2000). Era stato subito chiaro, però, che l’Etiopia non avrebbe abbandonato le sue posizioni e che la comunità internazionale non avrebbe potuto, o voluto, mettere in campo gli strumenti necessari a rendere operativo il provvedimento.

Di pari passo alla chiusura verso l’esterno, era cominciata anche una progressiva involuzione autoritaria del governo eritreo, segnata da provvedimenti di controllo della popolazione e dell’economia che hanno portato il paese ad essere segnalato tra quelli in cui sono maggiormente violati i diritti umani e da cui è originato un continuo preoccupante flusso di profughi verso i paesi vicini.

10 Commenti all'articolo “Sanzioni dell’Onu per l’Eritrea”

  1. Stefano Pettini

    Trovo sorprendente che una organizzazione seria come Mani Tese che per anni ha lavorato in Eritrea con notevole profitto possa abbandonarsi a giudizi così superficiali come quelli espressi nell’articolo.

    La risoluzione 1907/09 è storicamente iniqua e vergognosa, e segna una tappa negativa nel già zoppicante cammino dell’Onu che difficilmente sarà dimenticata. Perché dunque farla propria e rallegrarsene?

    Possibile siano sfuggiti a tutti dettagli evidenti come prove mai presentate, circostanze mai comprovate e tempistiche quantomeno sospette?

    Un dubbio su tutti, perché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non si è pronunciato sul mancato ritiro delle truppe etiopiche dai territori sovrani eritrei e sul mancato rispetto da parte di Melles Zenawe del verdetto della Commissione Confini, questi si evidenti e comprovati, trovando tempo e modo di approvare durante le feste e in tutta fretta una risoluzione assurda proposta dall’Unione Africana, pur senza l’assenso e la firma del suo presidente di turno, e avanzata dall’Uganda che nulla ha a che fare con il Corno d’Africa?

    L’atteggiamento di Mani Tese dipende forse dal risentimento che prova nei confronti del governo eritreo per il mancato rinnovo dei permessi ad operare nel paese a causa del suo mancato adeguamento alle nuove normative approvate dal governo eritreo in fatto di cooperazione?

    Come diceva qualcuno, “meditate gente meditate”

    Stefano Pettini

  2. admin

    Egregio signor Pettini,

    prima di tutto grazie per gli apprezzamenti sul lavoro di Mani Tese in genere, e credo, in Eritrea in particolare.
    Per sua informazione, quando ci fu chiesto di chiudere le nostre operazioni, Mani Tese era una delle pochissime ONG in regola con le richieste della nuova legge; avevamo attivi e in pipeline progetti per molto più dei 2 milioni di dollari che erano richiesti sulla carta, compreso un contratto, firmato, di un milione di euro con l’EU per attività di conservazione del suolo e di sviluppo nella zona di Molti, in partnership con il ministero dell’agricoltura e l’amministrazione locale.

    Quanto al testo che lei commenta, la invitiamo a rileggerlo più attentamente. Volendo fare pura informazione, non abbiamo espresso nessun giudizio; ci siamo limitati a riportare quanto detto nella risoluzione, quanto espresso dall’ambasciatore eritreo all’Onu e dall’opposizione, che in effetti esiste e dunque, secondo noi, i suoi giudizi hanno diritto di essere conosciuti, e poi il contesto, anche qui ripreso da testi e rapporti di altri (Amnesty International, Human Rights Watch, e altri che lei sicuramente conosce molto bene) e le radici del problema, attribuito, come anche secondo la sua opinione, alla mancanta risoluzione della questione del confine tra l’Eritrea e l’Etiopia.

    La ringraziamo per l’attenzione e le auguriamo un buon 2010.
    Penso si unirà a noi nell’augurare un anno finalmente buono anche all’Eritrea e agli eritrei, che ci stanno tanto a cuore.

    La redazione di Manitese

  3. Paolo Scattoni

    La posizione di Stefano Pettini rispecchia la sindrome da accerchiamento che angustia il governo e la dirigenza politica eritrea. Giornalisti in carcere? Erano pagati da potenze straniere. Dirigenti storici , eroi della guerra di liberazione, imprigionati, in isolamento assoluto e senza alcuna forma di difesa dal 2001? Traditori al soldo dell’Etiopia per i quali evidentemente non è necessario neppure il processo. Gioasni che rischiano umilianti abusi in Libia e rischiano la vita nelle carrette del mare? Traditori o se va bene poveri ignoranti.
    Non meraviglia quindi se per un timido apprezzamento delle sanzioni decise dall’ONU Manitese sia a distanza di anni accusata di risentimento per essere stata allontanata dall’Eritrea.
    Io credo che se c’è un appunto da fare a Manitese e ad altre organizzazioni non governative è di aver taciuto quando la mannaia del regime si abbatteva su altri nella speranza che in qualche modo avrebbe risparmiato loro. La normativa ricordata da Pettini è servita a mangiarsi le diverse ONG come le foglie di un carciofo.
    Oltre che queste organizzazioni che hanno operato in buona fede e con grande generosità in terra eritrea un pensiero speciale, però, va a singoli personaggi che dopo decenni di lavoro in Eritrea sono stati espulsi senza troppi complimenti. Loro si sentivano ormai gente eritrea, così li consideravono molti eritrei, ma non il regime. Fra i tanti vorrei ricordare Fratel Amilcare Boccuccia cheha svolto una grande opera di formazione (soprattutto nel settore agricolo) fondando scuole di altissimo livello. Persone come queste dovrebbero essere chiamate a dare la loro testimonianza per capire di che pasta è fatta l’attuale dirigenza eritrea.
    I miei auguri per il nuovo anno al civilissimo popolo di Eritrea.

  4. Stefano Pettini

    L’eccellente operato di Mani tese nei lunghissimi anni della sua permanenza in Eritrea è tale da porre l’organizzazione al di sopra di ogni possibile critica, tuttavia qualcosa nel complesso meccanismo dei rapporti con le autorità locali deve evidentemente essersi inceppato determinando il mancato rinnovo dei permessi per operare in Eritrea.

    Personalmente ho sempre ritenuto che le organizzazioni impegnate in progetti di cooperazione e supporto alla popolazione dovessero mantenere per tacito accordo una posizione neutra dal punto di vista politico e responsabile dal punto di vista sociale e credo che questo nel caso di Mani Tese, e per inciso nel caso di Amilcare Boccuccia citato da Paolo Scattoni, questo non sia stato rispettato.

    Evidentemente il non gradimento espresso da parte del governo eritreo deve aver avuto delle precise ragioni da ricercarsi probabilmente nella violazione di queste regole non scritte e nell’incapacità da parte di Mani Tese di stabilire un rapporto fiduciario con le autorità nonostante i lunghi e proficui anni di permanenza nel paese.

    Qualunque siano state queste ragioni quello che francamente non ho mai potuto accettare sono stati i toni della immediata reazione da parte di Mani Tese che , in solido con altre organizzazioni non più ammesse ad operare in Eritrea, non ha esitato a emettere comunicati estremamente duri nei confronti del governo eritreo, arrivando a ricorrere presso la Comunità Europea per tentare di indurre l’Eritrea a un ripensamento.

    Nel tempo questo atteggiamento di ingiustificata polarizzazione in questioni che riguardano unicamente la politica interna del paese non è mai mutato e questo ultimo articolo a mio parere rappresenta una sorta di enfatizzazione di un evento che rappresenta invece una macchia indelebile nella coscienza nella nostra coscienza collettiva.

    Le frasi scritte in neretto: l’isolamento dell’Eritrea dalla comunità internazionale è pressoché totale, chiusura verso l’esterno, progressiva involuzione autoritaria del governo eritreo, segnata da provvedimenti di controllo della popolazione e dell’economia che hanno portato il paese ad essere segnalato tra quelli in cui sono maggiormente violati i diritti umani, sono citate dalla redazione e lo scopo appare evidentemente essere quello di offrire una immagine negativa del paese e del suo governo, tanto da arrivare a somigliare a una sorta di soddisfatta rivalsa per i presunti torti subiti.

    Ipotesi le mie, che tuttavia inviterei i responsabili di Mani Tese a tenere in considerazione. L’eccezionale lavoro svolto in passato da Mani Tese in Eritrea non dovrebbe andare perduto ed essere lasciato in balia degli effetti di incomprensioni o prese di posizione affrettate. Pochi mesi fa il governo eritreo ha riconsiderato i rapporti con una Ong a suo tempo compresa nell’elenco di quelle alle quali non fu rinnovato il permesso, e in una occasione pubblica è stato esplicitamente detto che non sarebbe rimasto un caso isolato.

    Stefano Pettini

  5. Hanibal

    Forse il Sig. Pettini e nostalgico del periodo coloniale o di un regime fascista, dato che difende una dittatura spietata come quella di Isayas Afewerki, ho ce qualche interessa sotto. Un altro che difendeva cosi ex assesore della regione Lombardia Prosperini, sappiamo ora cosa c’era sotto questo suo essere paladino del regime eritreo.
    Sotto gli occhi di tutti che il popolo eritreo vive soffocato da un regime sanguinoso, io spero presto si occupi di lui la corte internazionale per crimini contro l’umanita come il dittatore Sudanese Bashir.
    Vogliamo un paese LIBERO, DEMOCRATICO, un governo COSTITUZIONALE. Cose che oggi in Eritrea sono negate da una vera mafia che sta al potere.
    Le acuse dell’ONU forse sono vere forse no, ma la situazione interna in Eritrea e un vero disastro politico, culturale, economico. I nostri fratelli non sono morti per questo schifo di regime, hanno dato la loro vita sognando libertà, giustizia, democrazia per il loro popolo. Ci siamo ritrovati nelle mani dei traditori per arrichirsi se stessi e la loro sete di potere hanno calpestato il sangue dei nostri martiri e tutti noi che abbiamo combatuto per la nostra Eritrea. Lei Sig. Pettini non so a che titolo parli, cosa ha fatto lei per l’Eritrea? aparte questa sua difesa del regime sanguinario di Isayas Afewerki.

  6. admin

    Egregio signor Pettini, il grassetto, per noi, è un espediente grafico per attirare l’attenzione sui punti salienti dell’articolo. Se ha dato adito a “dietrologie”, ce ne rammarichiamo davvero.
    Converrà però che la situazione in Eritrea merita molta attenzione; qualunque sia il punto di vista da cui la si guarda, le frasi da lei citate mettono in evidenza provvedimenti, fatti e valutazioni che meriterebbero di essere presi in considerazione con ragionamenti ampi e complessi, che tengano conto di tutti i dati di realtà e delle diverse opinioni, perchè certamente la speranza di tutti noi amici dell’Eritrea, e noi di Mani Tese lo siamo dalla prim’ora e non abbiamo cambiato opinione, deve essere che da questa situazione si esca … con l’aiuto di Dio, dicono in Eritrea, e noi aggiungiamo … e di tutti gli uomini di buona volontà… per il bene del paese e della sua gente, che certamente troppo ha pagato e sofferto e merita finalmente pace, sviluppo, rispetto e speranza in un futuro migliore.
    Speriamo siano i doni che il 2010 vorrà portare con sè.
    Crediamo proprio di non sbagliare pensando che questo augurio ci accomuni.

  7. Stefano Pettini

    La pace, lo sviluppo, il rispetto e la speranza in un futuro migliore per l’Eritrea sono beni preziosi che vanno coltivati e supportati con amore e professionalità. Mani Tese ha l’esperienza e la sensibilità per offrire il suo contributo professionalmente concreto e fattivo, perché dunque non riproporsi come partner preferenziale dell’Eritrea chiarendo eventuali incomprensioni passate?

    In un comunicato dell’ASCA del 9 lug. 2009 si legge fra l’altro “L’Eritrea e’ disposta ad aprire trattative affinché le organizzazioni non governative (Ong) lombarde espulse dal Paese possano essere riammesse.

    Lo ha comunicato Yemane Ghebrab, inviato e consigliere personale del presidente dell’Eritrea, Isaias Afwerki, al termine del colloquio con Robi Ronza, delegato per le Relazioni internazionali del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.

    All’incontro erano presenti anche l’ambasciatore eritreo, Zemede Tekle, e il console generale a Milano, Solomon Kinfe.

    Dal colloquio e’ emerso anche il forte interesse dell’Eritrea a rinnovare i rapporti con l’Italia e la Lombardia in particolare a partire dallo sviluppo delle relazioni economiche e culturali.”

    Credo che per una organizzazione di grande tradizione come Mani Tese questa sia una apertura da non ignorare.

    Stefano Pettini

  8. admin

    Egregio signor Pettini,
    ribadiamo che il suo apprezzamento per il nostro lavoro in Eritrea non può che farci piacere, ma il suo invito a prendere in considerazione una ripresa del nostro lavoro nel paese non può, ovviamente, essere preso in considerazione.
    Una simile richiesta non può che venirci da vie ufficiali, così come da vie ufficiali ci è arrivata la richiesta di chiudere le nostre operazioni.
    Il sostegno alla pace e allo sviluppo dell’Eritrea, a fianco della sua gente, sono sempre stati una priorità per la nostra organizzazione; saremmo davvero felici che si sviluppassero condizioni adatte alla ripresa del nostro impegno.

    Un cordiale saluto

  9. yohannes

    Egr. ManiTese,
    ma la richiesta vi è arrivata da vie ufficiali: Stefano Pettini !!!
    Egli sembra essere il portavoce del Governo Eritreo in Italia. Vedere il sito EritreaEritrea.com.
    Immagino con quali stupide motivazioni vi hanno revocato l’autorizzazione di operare in Eritrea: mi spiace molto anche perchè gli unici ad aiutare il popolo sono le ONG.
    Grazie

  10. Sennait

    Gentile Signor Pettini,
    “le organizzazioni in Eritrea devono mantenere una posizione neutrale” significa che devono chiudere gli occhi e le orecchie alle gravissime ed evidenti violazioni di diritti umani?? Che ne sa lei di persone che soffrono, intanto passa le sue giornate al caldo al sicuro a curare il suo sito, e proteggere la reputazione di questi criminali in giro per i forum che interessano l’Eritrea e fare gli interessi del regime!! Per fortuna lei non è eritreo e quando tutto andrà dissolto si dissolveranno i suoi legami con l’Eritrea,l’ombra si dissolve con la luce, lei decisamente si trova da parte dell’ombra!!!!

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