I colloqui di pace tra il governo di Khartoum e lo Jem, uno dei principali gruppi ribelli del Darfur, avrebbero dovuto svolgersi a partire da metà novembre a Doha, capitale del Qatar.
Sono stati rinviati a data da destinarsi.
Al posto di quelli ufficiali, si sono svolti però – sempre a Doha – una serie di incontri di esponenti della società civile, tra cui rappresentanti della diaspora, donne e intellettuali, per parlare della situazione nel Darfur.
Il 19 novembre Jean Ping, presidente della Commissione dell’Unione africana (Ua), è intervenuto personalmente all’incontro e ha dichiarato: «La società civile deve mostrarsi unita perché il suo peso è essenziale; ma solo se si presenta compatta potrà favorire la pacificazione del Darfur». Ping ha chiesto che la popolazione invii un messaggio ai gruppi armati, affinché decidano di riprendere i negoziati avviati grazie alla mediazione del Qatar, dell’Ua e della Lega Araba.
I delegati di oltre 170 associazioni e gruppi della società civile hanno discusso per tre giorni e hanno stilato un documento con una serie di raccomandazioni che il ministro degli Esteri del Qatar, Ahmed bin Abdullah al Mahmoud, ha definito utili punti per tracciare il percorso che ancora rimane al conseguimento di una pace definitiva in Darfur: «Si è parlato di pace e ciò che abbiamo sentito ci rende ottimisti sul futuro. La crisi in Darfur è innanzitutto una questione politica con conseguenze di tipo economico e sociale da affrontare e risolvere attraverso un serio dialogo».
fonte: www.campagnasudan.it
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