29 luglio 2009, India
Gli organi ufficiali indiani hanno dichiarato che il ritardo e la scarsità delle piogge monsoniche potrebbero scatenare il panico tra la popolazione, che teme ricadute sui raccolti, con conseguente aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.
Secondo i metereologi le precipitazioni saranno probabilmente inferiori rispetto alle previsioni dello scorso aprile, quando dichiararono che sarebbe stata una normale stagione di piogge monsoniche.
Il governo replica tenta di mantenere la calma affermando che le piogge potrebbero arrivare nei prossimi giorni, evitando il pericolo siccità.
La zona a nord-ovest dell’India sembra essere quella maggiormente colpita dalla scarsa caduta di pioggia con solo l’8% di precipitazioni cadute rispetto alle previsioni.
I maggiori danni del ritardato arrivo del monsone ricadranno principalmente sugli agricoltori indiani, che potrebbero perdere a causa della siccità un sesto della produzione. Un danno di enormi dimensioni, se si pensa che il 70% della popolazione indiana vive attraverso attività agricole, e che il 60% circa dell’agricoltura indiana dipende dalle piogge monsoniche.
Le piogge estive infatti sono di particolare importanza per i raccolti di riso, soia, canna da zucchero e cotone: cibi di base dell’alimentazione del popolo indiano, e un materiale, il cotone, su cui si basa la più redditizia attività economica del Paese, l’industria tessile.
A peggiorare ulteriormente la situazione un’ondata di caldo sta investendo negli ultimi giorni l’intero Paese, in particolare la città di Dehli: “Si prega perché arrivi la pioggia, preparandosi al peggio”, questo il titolo di apertura del Hindustan Times di mercoledì 29 luglio.
Il quotidiano afferma che in almeno otto stati le piogge monsoniche sono state dal 60 all’90% inferiori rispetto alla media stagionale.
“C’è allerta ma non ancora vera preoccupazione. C’è ancora tempo” – dichiara al quotidiano il segretario dell’agricoltura T Nanda Kumar.
Gli economisti sono d’accordo nell’affermare che ulteriori ritardi potrebbero causare stress e ansie alla popolazione, che già subisce l’aumento dei prezzi alimentari dell’ultimo anno.
“Il ritardo non è un buon segnale. I prezzi del cibo sono già alti e altri ritardi potrebbero portare ad un ulteriore aumento. L’inflazione dei prezzi alimentari potrebbe diventare un reale motivo di preoccupazione per la popolazione”- queste le parole di DK Joshi, principale economista presso l’agenzia indiana di l’affidabilità creditizia Crisil.
[fonte BBC News/South Asia]
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