Mani Tese ONG

Vai alla pagine delle donazioni Destina il 5x1000 a Mani Tese: codice fiscale: 02343800153

Periodico MANITESE

Approfondimenti

TAG CLOUD

Archivio

martedì 15 settembre 2009

Il valore dell’istruzione

0 commenti


IL VALORE DELL’ISTRUZIONE
MANI TESE: DA QUINDICI ANNI PER I DIRITTI DELL’INFANZIA

IL VALORE DELL’ISTRUZIONE IN TEMPO DI CRISI

Un’impegno globale

Rendere accessibile a tutti il diritto all’istruzione appare in questo momento di crisi economica uno strumento indispensabile, se non l’unico, in grado di ridurre gli squilibri del pianeta.
Qualcosa è stato fatto. Ma molto resta ancora da fare.

Il 2009 è stato proclamato dalle Nazioni Unite “Anno internazionale dell’apprendimento sui diritti umani”. Un anno decisivo dunque per il raggiungimento del secondo degli Obiettivi del Millennio fissati per il 2015, ovvero rendere universale l’educazione primaria.
Fra il 1999 e il 2005 il totale dei bambini che non avevano accesso a scuola è passato da 103 a 75 milioni. Nei Paesi del Sud del mondo è inoltre aumentata la percentuale dei bambini che hanno completato il ciclo di istruzione primaria, passando dal 69% del 1995 al 79% del 2005.
Gli aiuti pubblici destinati all’istruzione sono più che raddoppiati a partire dal 2000, quando, cioè, i leader del mondo si sono riuniti nel Summit sugli Obiettivi del Millennio, impegnandosi a raggiungere quello dell’educazione primaria per tutti entro il 2015.
Ma gli aiuti pubblici restano di gran lunga inferiori ai bisogni stimati, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni.
Nel 2002, per fronteggiare questa situazione, è stata lanciata dalla Banca Mondiale la Education For All/Fast Track Initiative (EFA-FTI), partnership globale fra Paesi donatori e Paesi in via di Sviluppo, che intende velocizzare il processo che porterebbe alla realizzazione entro il 2015 del secondo Obiettivo del Millennio. Ad oggi sono 32 i Paesi, tra cui l’Italia, che hanno aderito all’iniziativa.
L’azione della Fast Track Initiative è basata sull’impegno reciproco: i Paesi beneficiari devono porre l’istruzione in cima alla lista delle priorità nazionali e sviluppare piani concreti per l’allargamento della scolarità a livello nazionale. I paesi donatori accettano di fornire un supporto finanziario e tecnico maggiore, coordinando gli sforzi secondo modalità di erogazione trasparenti e prevedibili.
Per fornire un supporto finanziario agli obiettivi di scolarizzazione nei paesi a basso reddito, la FTI gestisce due fondi fiduciari: il Catalytic Fund for Education, che ha erogato investimenti per 1.5 miliardi di dollari tra il 2003 e il 2009; e l’Education Program Development Fund, con investimenti per 92 milioni di dollari fra il 2005 e il 2009.

Il 2009 è un anno di particolare rilevanza in questo campo anche per l’Italia, alla presidenza del summit del G8, e co-presidente della EFA/FTI.
L’Italia si trova al 19° posto nella classifica dei Paesi che si impegnano per rendere accessibile a tutti l’istruzione. Nel biennio 2006-07 l’APS (Aiuto pubblico allo sviluppo) bilaterale destinato al sostegno all’educazione della cooperazione italiana è stato dimezzato rispetto al 2004-05: un risultato deludente che non risente solo delle ristrettezze finanziarie complessive del bilancio italiano dedicato alla lotta alla povertà, prova ne è che l’educazione ha perso progressivamente peso rispetto ad altri settori. Negli stessi anni, gli altri paesi del G7 si sono comportati diversamente: la quota di assistenza bilaterale dedicata all’educazione è in media tre volte superiore a quella italiana. Nel 2004 il nostro Paese versava a sostegno dell’istruzione primaria appena il 17 per cento di quanto avrebbe dovuto fare in relazione al proprio peso nell’economia globale; nel 2007, in controtendenza, l’Italia è riuscita a imprimere una svolta positiva: la quota di finanziamento bilaterale all’educazione è tornata a crescere dopo due anni di continua riduzione. Sono stati erogati, alla fine del 2007, 3 milioni di euro a sostegno dell’EFA/FTI triplicando l’impegno mostrato nel 2006, pari a 1,3 milioni di dollari; un trend positivo confermato con lo stanziamento, effettuato a fine 2008, di 10 milioni di euro.
La finanziaria 2009-2011 approvata dall’attuale governo rimette in discussione i risultati raggiunti fino ad oggi: a decorrere dal 2009 l’aiuto pubblico a favore dei Paesi del Sud del mondo è diminuito di 170 milioni di euro annui. Un dato ancora più inusuale se si pensa al ruolo ricoperto quest’anno dal nostro Paese sul tema dell’istruzione (l’Italia ospiterà tra l’altro il prossimo novembre la conferenza di rifinanziamento della Fast Track Iniziative).
Purtroppo proprio in occasione dell’ultimo G8 il tema dell’istruzione sembra ancora una volta essere stato messo da parte. Poche parole sono state spese in merito, gli impegni presi per rendere l’istruzione accessibile a tutti sono risultati vaghi. Significative in tal senso sono le poche righe dedicate al tema nella redazione finale redatta da i capi di stato presenti a summit: “ …Insieme ad altri donatori, siamo impegnati su di un approccio comune attraverso la mobilitazione di risorse bilaterali e multilaterali al fine di garantire un finanziamento a lungo termine e far fronte all’ammanco finanziario del Fast Track Initiative che si stima attorno ai $1,2 miliardi entro i prossimi 18 mesi…” (per leggere il documento completo consultare il sito  www.g8italia2009.it).

L’attuale crisi finanziaria può rappresentare, secondo alcuni, un’opportunità unica per garantire l’accesso all’istruzione a tutti i bambini. L’istruzione può divenire il miglior investimento per lo sviluppo di un Paese. Una maggiore scolarizzazione, infatti, può potenziare la crescita economica, rompere il ciclo fatale della povertà e arrestare la propagazione delle malattie infettive.
Purtroppo ad oggi non sembra che i Paesi più ricchi del Pianeta vogliano prendere seriamente in considerazione tale percorso: l’idea che il FMI (Fondo Monetario Mondiale) e le banche multilaterali di sviluppo, in primis la Banca mondiale, possano essere gli attuatori di un pacchetto di stimolo globale all’economia si scontra palesemente con il limite d’azione che le stesse istituzioni mettono ai Paesi che dovrebbero beneficiare dei propri prestiti.

In tal senso il caso dell’istruzione è lampante. Il FMI continua ad imporre un tetto al monte salari dei dipendenti pubblici, e all’interno di questo in particolare sulla percentuale da destinare agli insegnanti nei paesi poveri, in nome di una presunta stabilità economica e finanziaria da custodire e per mantenere l’inflazione sotto la soglia del 10%. Spesso, però, si dimentica che il settore della scuola è quello che ha il maggior numero di dipendenti pubblici, che in ogni caso nella media non sono affatto ben pagati.
In Malawi, per esempio, sarebbero necessari 90mila insegnanti, ma oggi ci si ferma a quota 45mila. Di fronte a tale mancanza il FMI e la Banca mondiale propongono l’intervento del settore privato sotto varie forme. Si stima che globalmente ogni anno sarebbero necessari 16 miliardi di dollari per garantire il diritto universale all’istruzione primaria ai 75 milioni di bambini che oggi non lo hanno, una cifra pari solamente al 2% della legge finanziaria straordinaria passata nel 2008 negli Usa per combattere la crisi.
Per altro lo stesso G20 dello scorso marzo ha riconosciuto che il sostegno dell’istruzione rappresenta una valida ricetta per combattere la recessione.
Il paradosso è che anche quando i Paesi ricevono finanziamenti direttamente da altri Stati per sostenere la fornitura di servizi essenziali, le politiche draconiane che il FMI continua ad imporre non permettono di spendere tutte le risorse per le spese sociali, che così restano nelle casse dei ministeri dell’Economia come riserve valutarie.

A cura della redazione di Manitese

Per saperne di più:
www.education-fast-track.org
www.socialwatch.org
torna su

MANI TESE: DA QUINDICI ANNI PER I DIRITTI DELL’INFANZIA

La necessità di un approccio integrato, che incida prima di tutto sulla qualità di vita delle famiglie affinché queste non siano costrette a mandare i propri figli a lavorare, è sempre stata molto chiara per Mani Tese. Più di 15 anni fa, infatti, Mani Tese ha deciso di dedicare parte della sua attività per combattere lo sfruttamento del lavoro minorile, e per garantire l’istruzione universale.

Da allora l’Associazione ha realizzato strumenti di informazione e sensibilizzazione su questo tema, sostenendo inoltre progetti concreti in grado di affrontare il problema non solo nei Paesi del Sud del Mondo, ma anche in Italia.

L’ispirazione e la spinta ad agire su questo tema arrivò a Mani Tese da alcune associazioni indiane con cui collabora: esse furono parte attiva del movimento che nel 1993 lanciò un appello al mondo per richiamare l’attenzione sulla situazione di milioni di bambini sfruttati, nonostante gli impegni ass 19 unti a livello nazionale e internazionale da diversi governi.
Nel 93, infatti, alcuni partners indiani di Mani Tese parteciparono ad una marcia, simbolo dell’impegno della società civile, che voleva sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di rendere universale il diritto all’istruzione. La marcia attraversò tutta l’India, dall’estremo Sud dello stato del Tamil Nadu fino alle comunità rurali più isolate, parlando a milioni di famiglie, per le quali il lavoro dei bambini sembrava essere l’unica possibilità di uscire dalla disperata condizione di povertà in cui si trovavano. A queste famiglie fu indicata un’alternativa: la costruzione di comunità più forti, in grado di garantire l’accesso ai servizi essenziali, tra cui l’istruzione, condizione necessaria e funzionale per combattere povertà e sfruttamento.

Mani Tese aderì all’appello lanciato dalla società civile indiana, entrando a far parte del movimento internazionale che, con la Global March Against Child Labour del 1998, portò all’attenzione del mondo intero il dramma vissuto da milioni di bambini sfruttati. Un impegno che Mani Tese ha sempre voluto andasse oltre i casi eclatanti – seppur gravi – che finiscono periodicamente sulla stampa e che poi vengono dimenticati in pochi giorni.
le_marce_di_MT

La Global March Against Child Labour è stata un’iniziativa senza precedenti, capace di mobilitare milioni di persone. Le marce organizzate in Europa, Asia, nelle Americhe e in Africa, hanno inviato alla Comunità Internazionale la disperata richiesta di aiuto di milioni di bambini privati dell’infanzia. Grazie all’impegno dell’Associazione e dei partner locali dei progetti di Mani Tese, in Italia e in Europa, sono state organizzate decine di iniziative per coinvolgere, informare, formare e fare pressione sulle Istituzioni affinché rispettassero gli impegni assunti contro lo sfruttamento dell’infanzia. Il presupposto del successo di questo lavoro è certamente l’approccio con cui si è proposto, un approccio che oggi chiameremmo multistakeholder, ovvero che coinvolge differenti attori impegnati per i diritti umani: la società civile, il sindacato, le Istituzioni, l’opinione pubblica e i media, e soprattutto le comunità locali affinché offrano soluzioni concrete al problema, valorizzando l’apporto specifico di tutti.
Dal 1998 Mani Tese ha costituito un punto di riferimento per tutti gli attori impegnati nella lotta per i diritti dell’infanzia, portando un contributo importante anche in termini di elaborazione di strumenti, tra cui la Convenzione dell’Organizzazione Internaziona-le del Lavoro n° 182 contro le forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile, al cui negoziato contribuì anche l’Associazione. Contemporaneamente alla lotta contro lo sfruttamento minorile, Mani Tese ha anche sviluppato la tematica più generale della Responsabilità Sociale d’Impresa, intesa come responsabilità delle imprese per il rispetto di diritti umani – a partire dalla lotta allo sfruttamento dei minori – su tutta la filiera di produzione.

Una responsabilità che Mani Tese crede debba essere nettamente distinta dalla beneficenza e dalle operazioni “cosmetiche” di comunicazione. La sfida di oggi è – aldilà della lotta allo sfruttamentom dell’infanzia e per l’accesso all’istruzione, che richiede la disponibilità di politiche coerenti e di risorse finanziarie oltre le deboli promesse fatte anche nell’ambito del recente G8 – di non far dimenticare il dramma dei milioni di bambini sfruttati nel Sud e nel Nord del mondo. A tale proposito molti osservatori hanno riscontrato che a partire dal 1999 l’interesse dei media verso questo tema è andato progressivamente diminuendo e ciò ha avuto un inevitabile impatto anche sul coinvolgimento dell’opinione pubblica.

La mancanza di informazione e di impegno dell’opinione pubblica rischia di affiancarsi alle cause profonde e strutturali di questo problema. Il nostro impegno rimane, dunque, quello di mantenere alta l’attenzione e di andare oltre l’emergenza, oltre l’”eclatante”, per proporre delle azioni di lungo periodo che permettano realmente di affrontare le cause di questo dramma, e contribuire a garantire a tutti un’infanzia che possa dirsi veramente tale.

A cura di Mariarosa Cutillo (Area diritti umani e responsabilità sociale d’impresa- Mani Tese)
torna su

Vuoi commentare?

Gli Altri Approfondimenti

Mani Tese - Sede Nazionale
p.le Gambara 7/9 - 20146 - Milano (It)
Tel. +39-02-4075165
Fax +39-02-4046890
Numero verde 800-552456
Cod. Fisc. 02343800153
mail: manitese@manitese.it