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martedì 17 novembre 2009

IL G2, IL CLIMA E L’EUROPA

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Roma, 16 novembre 2009 – Di fronte al netto rifiuto di Usa e Cina di arrivare ad un accordo sul taglio delle emissioni di gas serra al vertice di Copenaghen, che inizierà tra tre settimane, non può che alzarsi un’onda di scoramento. Ma a mente fredda, anche se questa decisione del G2 è una pessima notizia per la lotta ai cambiamenti climatici, si può dire che probabilmente si è avviata una nuova stagione per la governance globale.
L’amministrazione Obama ha deciso la strada del negoziato alla pari con la Cina, la vera nuova potenza emergente, che però per il momento non ha intenzione di prendere il posto degli Usa. Dal negoziato del G2 – che avviene in un gruppo bilaterale strategico creato da un anno – emergeranno nuovi equilibri transitori su varie materie su cui oggi si dibatte e negozia senza risultato: il clima, il commercio internazionale, la regolamentazione finanziaria, il sistema monetario internazionale. Non è affatto e non sarà una nuova Bretton Woods economico e politica, ma un passaggio per una stabilizzazione transitoria del nuovo caotico multipolarismo che viviamo. In questo scenario tutti gli altri, potenze e non, non possono che partecipare nei termini possibili del dibattito, senza capacità di fissare nuove regole ed approcci, come Copenaghen dimostra. In breve lo stesso “nuovo” G20 – quale nuovo forum della governance globale – sembra già sorpassato in partenza.

Appare così evidente che l’Europa viene declassata al ruolo di comparsa, così come tanti altri Paesi fino ad oggi importanti o emergenti. La mossa Usa-Cina d’altronde si inserisce in uno scenario già viziato dal tentativo Europa-Usa di liberarsi degli obblighi del protocollo di Kyoto, avviando un processo sempre multilaterale ma interamente volontaristico, ora rimodellato con un colpo di coda dal G2 e di cui l’Europa è stata solo informata. Forse oggi per continuare a contare l’Europa riprenderà le difese di Kyoto, almeno per capitalizzare sui seppure minimi passi avanti fatti negli ultimi anni dai governi dell’UE, oppure nella peggiore delle ipotesi finirà per spaccarsi tra posizioni diverse.

A cura di Antonio Tricarico – CRBM
www.crbm.org

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