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lunedì 20 luglio 2009

I numeri della scuola italiana

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Aumentano le bocciature alla maturtià e alle medie. I numeri della nostra scuola ci dicono che gli “early leavers” erano già il 20,6% del totale: più del doppio della soglia di Lisbona. Ma la ministra è contenta e inneggia al merito. Merito di chi?
di Fiorella Farinelli – Sbilanciamoci

Sostiene Mariastella Gelmini che “una scuola che promuove tutti è una scuola che non fa il bene del ragazzo”, e non si capisce né di quale bene né di quale scuola stia parlando. Anche se in Italia non si boccia più come una volta – nel 1969 i bocciati alla maturità erano il 30%, nel 2008 il 2,8% – gli early leavers, cioè gli studenti che abbandonano la scuola prima di conseguire un diploma o una qualifica (e alcuni anche prima di concludere la scuola media), sono ancora il 20,6%. Uno su cinque, dunque. Si tratta di più del doppio di quel 10% fissato dall’Unione Europea come soglia per così dire fisiologica di inefficacia del sistema educativo. Va detto comunque che in Europa ci sono paesi che già oggi s ono sotto il 5-6% e che, a differenza di quel che avviene da noi, intervengono poi sugli esclusi con dispositivi di seconda opportunità per provare a contenere ulteriormente un risultato che considerano, con più di una ragione, come un serio problema.
Chi sono i nostri early leavers? Dal punto di vista della carriera scolastica sono solitamente ragazzi che avendo accumulato ritardi scolastici di uno o più anni, a causa appunto di ripetenze seguite a bocciature, a un certo punto gettano la spugna. Dal punto di vista sociale, sono in generale figli di genitori con poca istruzione e molti altri problemi. Tant’è che fior di studi, nazionali e internazionali, dicono che la nostra scuola non solo è scadente in termini di risultati di apprendimento (ma si tratta di medie: perché se in molti istituti tecnici e professionali del Mezzogiorno precipitiamo sotto la soglia dell’infimo, nei licei del nord est ci sono livelli più alti di quelli della Finlandia), ma anche che non è precisamente il meglio dal punto di vista sia dell’inclusività che della mobilità sociale. Questo significa che, a fronte di una quota così scandalosamente alta di esclusi, gli studenti che invece resistono nei percorsi dell’istruzione sono titolari di uno speciale salvacondotto? Hanno diritto a una valutazione complice o indulgente? Niente affatto, il loro diritto – perché la verità è decisiva anche nell’educazione – è piuttosto ad una valutazione non discrezionale, e ancorata a precisi parametri scientifici. Se qui si richiamano i numeri – i 155.000 tra i 14 e i 17 anni che nel 2008 risultano non inseriti in nessun percorso formativo: e ben 8 su 100 nelle regioni meridionali – è solo per sottolineare la miseria culturale e politica della campagna per un nuovo rigore scolastico, e della soddisfazione per l’incremento di bocciature, non ammissioni agli esami, promozioni sub condicione. Mentre resta curiosamente sottotraccia, anche nei commenti dell’opinione pubblica e dei media, la riflessione sull’utilità o meno delle bocciature, oltre che per i bocciati e per i promossi, anche per restituire credibilità alla formazione scolastica e assicurare serietà alla valutazione. Nelle parole di Gelmini e in quelle di molti altri, di destra e di sinistra, non affiora mai, del resto, neppure il sospetto che altrove – e magari proprio nei paesi di cui invidiamo i risultati scolastici – si utilizzino dispositivi diversi dal nostro, e forse più efficaci[...]

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