NUOVA DELHI, 2 ottobre 2009
Mentre l’India fronteggia la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, si acuisce la contestazione per le risorse idriche che vede protagonisti gli agricoltori del Kala Dera occidentale (stato del Rajasthan) e un impianto di imbottigliamento della Coca-Cola.
Gli agricoltori e gli attivisti di Kala Dera che si battono per la chiusura dello stabilimento gestito dalla Coca-Cola affermano che se non riusciranno a farla chiudere adesso, dopo un anno di grave siccità, probabilmente non ci riusciranno mai.
Kala Dera dista 40 km da Jaipur, la capitale dello stato arido del Rajasthan; una delle sue principali attrazioni è il deserto di Thar, considerato il settimo deserto più grande del mondo, e il terzo in Asia.
“I manager della Coca-Cola sono molto influenti e godono dell’appoggio di politici, sia nel Partito del Congresso (al potere) che nel partito Bharatiya Janata [all’opposizione]“, ha detto l’attivista e imprenditore Rameshwar Prasad Kudi in un’intervista telefonica. “Ma noi abbiamo la gente dalla nostra parte e continueremo a fare pressione per la chiusura dello stabilimento”.
Secondo Kudi, membro del Kala Dera Sangharsh Samiti, un gruppo locale che da tempo chiede la chiusura dell’impianto, è già abbastanza grave che norme e regolamenti siano stati violati per poter aprire l’attività in una zona sottoposta a stress idrico. E peggio ancora, è “una vera barbarie” che abbia funzionato a pieno regime durante una grave siccità.
Secondo stime rilasciate la scorsa settimana dall’Indian Meteorological Department (IMD), la siccità di quest’anno potrebbe rivelarsi la peggiore dal 1972, a causa di una stagione monsonica insufficiente. La stagione delle piogge, infatti, che va da giugno a settembre, sostiene il 60 per cento dell’agricoltura indiana.
L’IMD prevede che la siccità colpirà soprattutto la regione nord-occidentale, dove si trova il Rajasthan, e dove la carenza di piogge monsoniche raggiunge in media il 34 per cento.
La scarsità delle piogge monsoniche registrata nella prima parte della stagione ha già colpito duramente la produzione annuale indiana di riso ed altre colture commerciali importanti, come la canna da zucchero e le arachidi. Le riserve idriche nei principali serbatoi del paese sono quasi esaurite, minacciando l’irrigazione della stagione agricola post-monsonica invernale, detta “kharif”.
Secondo gli esperti la carenza di acqua – che oggi affligge molte altre zone del mondo – è dovuta ai cambiamenti climatici. Gravi inondazioni, siccità e tempeste sono altri effetti negativi di questo fenomeno ambientale.
Kudi sostiene che le falde freatiche impoverite del Kala Dera hanno impedito a lui ed altri agricoltori di approvvigionarsi alle falde acquifere per salvare le proprie colture durante il kharif, e accusa la Coca-Cola di abbassare il livello della falda locale attraverso operazioni di estrazione di acqua; l’azienda ha rigettato le accuse.
“Usiamo meno dell’1 per cento dell’acqua disponibile a Kala Dera, e ci siamo prefissati di continuare a ridurre e riciclare l’acqua usata per l’imbottigliamento”, ha assicurato Kamlesh Sharma, senior manager di Coca-Cola per gli affari pubblici e le comunicazioni.
Sharma ha anche detto che la sua azienda si sta muovendo per ricostituire le acque sotterranee attraverso progetti di alimentazione sia interni che esterni ai 56 stabilimenti indiani.
“A Kala Dera abbiamo creato la possibilità di rialimentare la falda di 15 volte più di quanto ne usiamo nello stabilimento. Il che significa che anche con precipitazioni inferiori alla norma, l’alimentazione idrica è molto superiore alla quantità prelevata per le nostre operazioni di imbottigliamento.”
Interrogato sul motivo per cui la Coca-Cola avrebbe scelto di aprire lo stabilimento in una zona notoriamente soggetta a siccità, Sharma ha affermato che l’azienda ha semplicemente risposto a un piano del governo per trasformare Kala Dera da zona rurale arretrata, dipendente solo dall’agricoltura, a moderno polo industriale.
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[fonte: www.ipsnotizie.it]
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