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martedì 29 settembre 2009

Honduras: una democrazia in pericolo

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29 settembre, 2009

A tre mesi dal colpo di stato, il governo golpista di Roberto Micheletti ha emanato un decreto che sospende cinque garanzie costituzionali, tra cui la libertà d’espressione, di circolazione e di riunione.

Dopo poche ore, i militari hanno chiuso Radio Globo ed il Canal 36 di Tegucigalpa, colpevoli di dar voce a milioni di honduregni che continuano a chiedere il ripristino dell’ordine democratico.

Mentre continuano le repressioni ai danni dei manifestanti e le minacce e ritorsioni nei confronti dell’ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, dove ha trovato rifugio il presidente legittimo Manuel Zelaya, Micheletti ha anche intimato che non rispetterà gli accordi internazionali per l’inviolabilità delle sedi diplomatiche.
Di fronte all’acuirsi degli scontri, la comunità internazionale non riesce a trovare una posizione comune.

Il governo Obama, dopo una presa di posizione iniziale contro il golpe e a favore del rientro di Zelaya, sembra propendere adesso per un traghettamento verso le elezioni del 29 novembre prossimo indette dal regime autoritario di Micheletti, prendendo le distanze dalla decisione di Zelaya di voler tornare al potere.

“Il rientro in patria di Zelaya è irresponsabile e idiota. Zelaya dovrebbe smetterla e desistere dall’agire come se stesse recitando in un film” ha dichiarato l’ambasciatore statunitense presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Lewis Anselem, nel corso di una riunione del Consiglio permanente dell’OSA convocato d’urgenza in seguito all’espulsione di tre funzionari dell’organizzazione interamericana.

Una posizione sostenuta anche da Canada, Costa Rica e Perù che ha impedito all’OSA di assumere una posizione condivisa in sostegno di Zelaya e del principio di inviolabilità delle sedi diplomatiche nel Paese.

Mani Tese esprime profonda preoccupazione per la poca determinazione con cui la comunità internazionale sta affrontando l’emergenza democratica in Honduras e chiede, ancora una volta, il rispetto di tutte le garanzie costituzionali a tutela dei diritti inviolabili della popolazione honduregna.


23 settembre, 2009

Proseguono gli scontri intorno all’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa dopo il ritorno del Presidente Zelaya in Honduras.

Il 21 settembre scorso il Presidente legittimo dell’Honduras, Manuel Zelay, ha fatto ritorno nel suo Paese, dopo il golpe di Stato dello scorso 28 giugno.
Il Presidente ha dichiarato che il suo ritorno è dettato dal dovere di fermare il conflitto in cui vive l’Honduras   da quando si è instaurato il governo di fatto di Roberto Micheletti.

Il Presidente Zelaya considera necessario porre termine all’isolamento dalla comunità internazionale in cui sta vivendo il suo Paese, ma anche alla grave crisi politica, sociale ed economica derivata dal colpo inflitto alla democrazia dai golpisti.

Zelaya si trova al momento all’interno dell’ambiasciata brasiliana a Tegucigalpa: dopo il suo arrivo centinaia di sostenitori sono giunti da tutto il Paese per manifestare il loro appoggio al presidente. Nelle stesse ore però anche le forze militari sono state inviate per reprimere le manifestazioni di protesta, e impedire ad altre centinaia di persone di raggiungere l’ambasciata.
La violenta repressione della polizia ha portato nella sola giornata di ieri ad oltre 300 arresti, e molti feriti gravi.

Oggi, mercoledì 23 settembre,  la 64_a Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York è stata inaugurata con il discorso del Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula Da Silva, durante cui ha inviato un appello alla comunità internazionale affinché il Presidente Zelaya possa immediatamente fare ritorno al potere.
Il Presidente Lula ha chiesto al mondo intero di intervenire di fronte agli interventi violenti che il governo di fatto opera in queste ore nei confronti dei manifestanti, ma anche di fronte alle minacce ai media locali e alla chiusura degli aereoporti.
[fonte: www.telesur.tv]


Anche Mani Tese
, non riconoscendo il governo di fatto imposto contro la volontà del popolo honduregno, si unisce all’appello alla comunità internazionale per  il ritorno al potere in Honduras del presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya, ed il ripristino immediato dell’ordine costituzionale.

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