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mercoledì 14 ottobre 2009

Fuori la finanza dal cibo

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Cresce la fame, ma crescono anche gli affamatori

14 ottobre 2009, Roma
Oggi la Fao ha reso noto che il numero degli affamati ha raggiunto la cifra più alta dagli anni ’70. Le speculazioni finanziarie sul cibo e le commodities agricole sono in spaventosa crescita e mettono in pericolo la sovranità dei paesi sulle proprie terre.

Mani Tese e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale puntano il dito su chi continua a fare profitti sulla pelle degli affamati.

“È paradossale -commenta il coordinatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale Antonio Tricarico- che in nome della sicurezza alimentare le principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, abbiano promosso negli ultimi anni gli investimenti privati in agricoltura che poi si sono rivelati predatori della stessa risorsa terra contro i poveri contadini dei Sud del mondo. Al centro di questa ennesima rapina sotto gli occhi di tutti vi sono ancora fondi privati, talvolta sostenuti da fondi pubblici, fuori di ogni controllo, il cui operato ha dato il via alla drammatica crisi finanziaria mondiale che viviamo. Per aiutare davvero i poveri contadini del Sud è necessario mettere in discussione il concetto di investimenti esteri in agricoltura e ripristinare un controllo dei capitali in ogni paese”.

La crescita della fame coincide con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo. Si sta diffondendo un nuovo tipo di colonialismo, si chiama il land grab, ovvero l’affitto di terre. Un business agricolo nato a seguito della crisi alimentare e ambientale, che garantisce alti tassi di guadagno per gli investitori (solitamente Paesi del Nord del mondo), ma toglie terre coltivabili alle popolazioni che ne hanno più bisogno. Non esiste un’ipotesi di controllo su questo fenomeno.

A sostenere questo commercio sono anche le previsioni di alti profitti che molti investitori che operano sul mercato finanziario, prevedono di ottenere. È per questo, oltre ai Paesi emergenti che cercano la propria sicurezza alimentare ed energetica, si sono lanciati all’acquisto delle terre anche investitori istituzionali, attraverso fondi come gli Hedge Found e i Private Equity.

Tali fondi infatti promettono ritorni di investimento dell’ordine del 20-30%. Nulla di strano se non generasse contraddizioni enormi. Come nel caso del Sudan che ha ceduto per 99 anni 1,5 milioni di ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. In Sudan ci sono 5,6 milioni di affamati, che dipendono dagli aiuti alimentari internazionali. La maggiore disponibilità di terre si concentra in Paesi molto poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati, costituita prevalentemente da piccoli contadini senza terra e pastori, che vedranno destinati, per decine di anni, ad un altro Paese enormi estensioni di terreni.

Anche per queste ragioni Mani Tese scenderà il piazza il 17 e 18 ottobre in oltre 30 città italiane con la campagna Io mangio locale,  per sostenere il diritto di tutti i popoli alla sovranità alimentare, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche agricole ed alimentari e a combattere la fame e la povertà attraverso il rafforzamento dei propri mercati locali.

Leggi anche l’articolo di Rainews24.it

L’agricoltura verso il 2050: le sfide da affrontare
Fao_summit

12 ottobre 2009, Roma
L’agricoltura dovrà essere più  produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e  rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, aprendo i lavori del Forum di esperti ad alto livello (High Level Expert Forum) su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma, 12-13 ottobre) , dove si incontreranno esperti del settore per discutere su “Come sfamare il mondo entro il 2050?”.

Di fronte ad oltre 300 esperti di tutto il mondo, Diouf ha poi proseguito: Gli effetti combinati dell’incremento  demografico, della forte crescita del reddito e dell’urbanizzazione… avranno come risultato una domanda di cibo, di foraggio, di fibre doppia rispetto ad oggi.

Non ci sarà altra scelta che aumentare la produttività agricola, ha aggiunto Diouf, facendo notare che questo incremento dovrà derivare principalmente da una crescita della resa e da una maggiore intensità delle colture piuttosto che dall’estensione delle terre coltivate, nonostante ci siano ancora vaste aree che potrebbero essere coltivate, in particolare nell’Africa sub-sahariana ed in America Latina.  Aggiungendo poi che se è vero che l’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di fame e povertà e dovrebbe essere incentivata, non è in grado da sola di nutrire una popolazione mondiale in rapido aumento.

Le proiezioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone, dagli attuali 6,7 miliardi, e richiederà dunque un incremento del 70 per cento della produzione.

Oltre ad una crescente scarsità delle risorse disponibili, terra, acqua e biodiversità, agricoltura a livello mondiale dovrà fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, in particolare con l’aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità.

A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante.  Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30 per cento in Africa e del 21 per cento in Asia.

La sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO.
Un’attenzione particolare dovrà essere posta ai piccoli contadini, alle donne ed alle famiglie rurali ed al loro accesso alla terra, alle risorse idriche, alle sementi di migliore qualità… ed ad altri moderni fattori produttivi.
Diouf si è soffermato sul particolare problema dell’acqua dal momento che il cambiamento climatico renderà le precipitazioni sempre più inaffidabili.  Gli investimenti nel controllo e nella gestione delle risorse idriche dovranno dunque diventare prioritari.
È anche importante colmare il gap tecnologico tra i paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e
la cooperazione triangolare.

In concorrenza con la bioenergia
La produzione alimentare mondiale dovrà anche competere con il mercato dei biocombustibili che potrebbe cambiare le varianti fondamentali del mercato agricolo mondialeconsiderato che le proiezioni indicano un aumento della produzione di circa il 90 per cento nei prossimi 10 anni per raggiungere i 192 miliardi di litri per il 2018.

Nei due giorni di dibattito 300 eminenti esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno degli investimenti, delle tecnologie e delle misure politiche necessarie per assicurare la disponibilità di cibo per il 2050.
Si calcola che occorrerà investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo 44 miliardi di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) di contro agli attuali 7.9 miliardi l’anno.  Maggiori investimenti, includendo risorse derivanti dai budget nazionali, da investimenti esteri diretti e dal settore privato, dovrebbero assicurare un migliore accesso a moderni fattori produttivi, a sistemi di irrigazione, ai macchinari, a strutture per l’immagazzinaggio, a strade e migliori infrastrutture rurali, ed avere manodopera agricola esperta e qualificata con corsi di formazione.

Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare in programma presso la sede FAO dal 16 al 18 novembre 2009, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 192 paesi membri della FAO.  Da esso si spera vengano iniziative concrete per una rapida e completa eliminazione della fame nel mondo, così da assicurare il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.

[fonte: Fao]

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