GLI INVESTIMENTI ITALIANI NEL SUD DEL MONDO
Si è svolto ieri, martedì 10 novembre, l’incontro “Eni nel Congo Brazzaville” in occasione del lancio internazionale del rapporto di ricerca realizzato dalla Heinrich Boell Foundation.
All’incontro sarebbe dovuto intervenire Roberto Casula, in qualità di Executive Vice President di Eni in Africa Subsahariana: purtroppo a poche ore dall’inizio del convegno Eni ha comunicato agli organizzatori l’assenza del suo rappresentante.
Un’altra occasione persa per poter aprire un confronto diretto tra l’Eni e i rappresentanti della società civile congolese. Una rinuncia che sottolinea ancora una volta la poca trasparenza, e soprattutto la mancanza di volontà da parte di Eni, di coinvolgere la popolazione nel progetto.
Christian Mounzeo, rappresentante di Rencontre pour la paix et les droits de l’homme – Congo Brazzaville e Brice Makosso, Commissione giustizia e pace della Chiesa in Congo Brazzaville, hanno espresso il loro disappunto per il mancato incontro, che si sperava potesse fornire delle chiare e precise risposte alle domande della popolazione congolese riguardo l’impatto ambientale e sociale, che il progetto di Eni per l’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose, potrebbe avere sulla popolazione e sull’ambiente.
Il rapporto, presentato da Sarah Wykes, Consultant della Fondazione Heinrich Boell, è scaricabile al seguente indirizzo: www.crbm.org
L’INCONTRO
L’impresa italiana sta portando avanti un ambizioso piano di investimenti per lo sfruttamento delle sabbie bituminose e per lo sviluppo di coltivazioni per la produzione di bio-combustibili. Degli investimenti che in altri contesti hanno causato enormi impatti ambientali e sociali per le popolazioni locali.
Qual è oggi la situazione sul campo nel Congo Brazzaville? Quali misure ha adottato l’Eni per evitare ricadute negative dei propri investimenti? Quale informazione e partecipazione è garantita alle popolazioni locali che verranno coinvolte dai progetti dell’impresa italiana? Perché l’Eni sceglie la strada dello sfruttamento di risorse petrolifere non convenzionali nonostante l’elevatissimo impatto negativo sul clima e le dubbie prospettive di sviluppo in Africa? Quali le responsabilità degli azionisti dell’Eni, a partire dal governo italiano, per evitare nuovi disastri ambientali e di sviluppo?
A ridosso della pubblicazione del World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ed in vista della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite a Copenaghen il prossimo dicembre, ne hanno discusso esperti della società civile congolese e con i curatori del rapporto nell’ambito delle iniziative di azionariato critico condotte dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica.
La Fondazione, avendo acquistato azioni di Eni e di altre imprese italiane, esercita i propri diritti di azionista attivo, intervenendo in assemblea e instaurando un dialogo con le imprese, nell’ottica di contribuire a migliorare il livello di responsabilità sociale e ambientale, nonché la sostenibilità nel lungo periodo.
Sono intervenuti:
Ugo Biggeri, Presidente della Fondazione culturale responsabilità etica
Elena Gerebizza, CRBM
Andrea Di Stefano, Direttore del mensile Valori
Raffaele Masto, Redazione Esteri di Radio Popolare
L’incontro è stato organizzato e promosso da:
Fondazione culturale responsabilità etica: www.bancaetica.com
Fondazione Heinrich Boell: www.boell.de
CRBM: www.crbm.org
Valori: www.valori.it
BankTrack: www.banktrack.org
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