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venerdì 11 dicembre 2009

Elezioni in Uruguay

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Di Antonio Graziano, volontario di Mani Tese
Dicembre 2009

In Uruguay piove. Piove sempre. Piove anche la notte della vittoria di José (Pepe) Mujica.
El Pepe sarà il nuovo presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay. Ex tupamaro. Ha passato 13 anni in carcere. Per alcuni anni la sua cella è stata un pozzo con l’acqua fino alle caviglie. Ha passato anni senza poter leggere nulla, senza parlare con nessuno. Le sue migliori amiche erano le formiche. In carcere, racconta, ha scoperto che le formiche urlano.

Ed urlano anche le centinaia di migliaia di uruguaiani che il 29 novembre hanno eletto il secondo presidente del Frente Amplio. Ormai lontani 25 anni dalla fine della dittatura e dalla suggestiva storia della prigionia, oggi Mujica accetta perfino di mettere la cravatta, ma solo nei viaggi diplomatici e quando riceve personalità importanti dall’estero. Senza dubbio queste elezioni hanno un alto valore simbolico. Rappresentano l’inizio del secondo governo del Frente Amplio, dopo quasi due secoli di dominio della scena politica da parte dei partiti tradizionali, il partito Blanco (o Nacional) ed il partito Colorado. Il Frente Amplio è oggi una coalizione di 34 gruppi politici, che si identificano in un unico programma di sinistra.

Il secondo governo del Frente Amplio rappresenta una radicalizzazione, per lo meno simbolica, del potere. Il presidente uscente è Tabarè Vàzquez, medico, massone e socialista. Nel 2004 vinse le elezioni alla prima tornata elettorale con la maggioranza assoluta. Il giorno della sua assunzione Montevideo era un fiume in piena di bandiere tricolori (le bandiere del Frente Amplio). Vedere un popolo intero ballare, cantare e piangere per strada per aver riempito le urne non è una scena tanto comune oggi in Italia e nel resto d’Europa. Questa colorata manifestazione della fede per la democrazia elettorale era commovente anche per un non credente. Era un momento storico: la fine del dominio dei partiti tradizionali.
La presenza della sinistra al governo, per la prima volta nella storia del paese.

Il 1° marzo del 2010 Vazquez cederà la presidenza al Pepe, appartenente al Movimiento de Participaciòn Popular, braccio politico del Movimiento de Liberaciòn Nacional (MLN)  – Tupamaros. I Tupamaros nacquero negli anni ‘60 come risposta alla crisi economica e sociale che si sviluppava in Uruguay. Soggetti ad una dura repressione, nel ‘73 quando iniziò formalmente la dittatura, i maggiori leader del movimento erano morti o in carceri di massima sicurezza. Pepe Mujica oggi si presenta davanti ad una doppia eredità. Un’eredità, come membro dell’ex movimento guerrigliero, che genera una adulazione mistica o una critica senza mezzi termini da parte dei “non violenti”, un’eredità simbolica però ugualmente reale in quanto racconta la storia recente. Un’eredità come secondo presidente del Frente Amplio.

Il primo governo del Frente è stato un cambio ed un non cambio, un cammino verso la giustizia sociale ed un mantenimento del sistema politico vigente. Le principali azioni del governo del socialista Vazquez hanno avuto a che fare con la lotta contro povertà ed all’indigenza incrementate dopo la crisi del 2002, con i diritti umani e la storia recente della dittatura, con l’inserzione nei mercati internazionali, con il modello produttivo  del paese, con incremento delle monocolture forestali ed altre monocolture. È stato un governo con un discorso progressista, che parlava di giustizia sociale. Ha creato il Ministero di Sviluppo Sociale, la cui sede si trova simbolicamente in un mastodontico edificio che era la sede di un Banco fallito durante la crisi. Ha iniziato le prime ricerche dei resti dei desaparecidos, sepolti nel Rio de la Plata o dimenticati nelle caserme della dittatura.

In merito alla gestione ambientale il discorso  produttivo ha prevalso senza dubbio sul discorso ambientalista. Nel paese convivono due marchi con i quali il paese si presenta al mondo: l’Uruguay Produttivo e l’Uruguay Naturale. Con una superficie di 17 milioni di ettari (tre quarti dell’Italia) si contano oltre un milione di ettari di monocolture forestali, e più di mezzo milione di monocolture di soia, oltre a grandi estensioni di riso ed altre monocolture. A questo si aggiungono i 12 milioni di bovini e gli 11 milioni di ovini, mentre i piccoli produttori fanno fatica a sbarcare il lunario. Questo è il paesaggio del paese in un territorio dove si integrano o si dovrebbero integrare territorio, storia, produzione, cultura, benessere e relazioni sociali. Territorio che di fatto è un territorio spopolato, un immenso deserto verde che tuttavia ancora colpisce con la sua suggestione. È la via d’accesso alla sconfinata prateria sudamericana.

Mujica ha vinto il ballottaggio con oltre il 53% dei voti. Ha vinto mentre perdeva un’altra sfida. Durante la prima tornata elettorale vi è stato un referendum per l’annullamento della ley de caducidad, la legge che protegge i militari che si sono macchiati dei crimini della dittatura. È la seconda volta, dalla fine della dittatura, che un referendum non riesce ad annullare la legge.

L’Uruguay, secondo un recente studio della Commissione Economica per l’America Latina, è il paese meno diseguale nel continente più diseguale del mondo.Un Paese dove le politiche sociali hanno abbattuto la povertà congiunturale dovuta alla crisi, ma dove ci vuole ben altro per eliminare l’emarginazione strutturale. Nella periferia di Montevideo non mancano baraccopoli, bambini denutriti ed adulti incapaci di decidere il proprio destino. In Uruguay, che fu la svizzera dell’America Latina, oggi l’unico ricordo del paese alpino è il segreto bancario, che aiuta a generare investimenti stranieri, insieme alle zone franche ed ai sussidi per le imprese che fanno affari nel paese.

Il secondo governo del Frente Amplio si propone con Mujica di continuare le politiche sociali integrali per l’eliminazione della povertà, puntando in particola sul diritto alla casa, sull’eliminazione delle baraccopoli irregolari e, ancora una volta sull’ambiente con un’attenzione particolare alle fonti di energia rinnovabile, mentre sono già in atto progetti per la risposta e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

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