DALL’AIUTO ALLA COOPERAZIONE: PARTIRE DAL MICROCREDITO (11 giugno 2009)
DARE, E FARE, MICROCREDITO IN NICARAGUA (18 giugno 2009)
MICROCREDITO: UNO STRUMENTO EFFICACE (25 giugno 2009)
AFFIDARSI AL MICROCREDITO IN ITALIA (2 luglio 2009)
E’ sempre più evidente come gli effetti dell’attuale crisi finanziaria ricadano principalmente sulle popolazioni più povere del pianeta, che ancora una volta subiscono i danni e i disequilibri causati da un’ingiusta distribuzione delle risorse economiche, e da un continuo sfruttamento delle risorse ambientali.
Il sistema finanziario degli ultimi decenni ha privilegiato infatti gli interessi di pochi: esempi noti a tutti ne sono per esempio i cosiddetti “paradisi fiscali”, località dove si possono occultare ingenti fondi, tanto quelli di origine lecita quanto i proventi di attività illegali, ed evitare di pagare le tasse dovute nel Paese in cui si risiede e si svolgono le attività lavorative e commerciali. Luoghi interamente funzionali a un sistema consolidato di potere economico, politico e finanziario concentrato nelle realtà più ricche.
Ma anche la mancanza di forme di tassazione internazionale, che potrebbero avere un forte effetto redistributivo e permettere di riscuotere un reddito da destinare alla cooperazione internazionale, costituiscono un ulteriore esempio di come l’assenza di regole e di controlli, unita allo strapotere della finanza rispetto all’economia reale, abbia trascinato gran parte del Pianeta in una pesante recessione.
Esistono modalità di gestione del denaro e del credito in grado di rendere quest’ultimo veramente al servizio dei popoli e di un’idea di sviluppo equo e sostenibile. Tali modalità rientrano nel cosiddetto credito etico, che opera, come dice la parola stessa, in conformità a determinate regole etiche.
Tra queste si trova il microcredito, strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione, basandosi su un rapporto di fiducia tra la banca e il cliente..
Il microcredito è nato per sostenere lo sviluppo economico dei Paesi in via di sviluppo, caratterizzati dall’assenza di un sistema finanziario in grado di offrire alle fasce più povere della popolazione un accesso equo al credito bancario.
Nel Sud del mondo infatti milioni di famiglie vivono con i proventi delle loro piccole imprese agricole e delle cooperative nell’ambito di quella che è stata definita economia informale. La difficoltà di accedere al prestito bancario a causa dell’inadeguatezza o della mancanza di garanzie reali e delle microdimensioni imprenditoriali, ritenute troppo piccole dalle banche tradizionali, non consente a queste attività produttive di avviarsi e svilupparsi libere dall’usura.
Mani Tese, come molte altre ONG, sostiene progetti di microcredito nei tre continenti da più di dieci anni. Esperienze diverse, più o meno strutturate, che anno portato l’associazione a riflettere sul tema della microfinanza per cercare di identificare un proprio ruolo preciso in questo ambito.
Sì, perché il microcredito non è un’attività semplice che tutti possono improvvisare, si tratta in fondo di una riproduzione su scala ridotta e con metodi diversi di un sistema bancario a tutti gli effetti che comprende attività di risparmio e prestito.
Inoltre il microcredito è fatto soprattutto di soldi, denaro contante che passa di mano in mano, che deve essere prestato e restituito, deve produrre interessi per pagare le spese del suo funzionamento.
Il microcredito quindi non “funziona” in quanto tale: dalle esperienze concrete che Mani Tese ha avuto modo di seguire con i partner locali ci si è resi conto sempre più dell’importanza della professionalità degli operatori e dell’intervento di organismi specializzati.
Mani Tese ha sempre identificato il microcredito come un valido strumento da utilizzare all’interno di programmi di sviluppo integrati in particolare legati alla formazione professionale.
E’ importante che ci sia qualcuno esperto ed organizzato, che sia in grado di erogare piccoli prestiti.
Il ruolo richiesto oggi alle ONG è quello di supportare le organizzazioni di microfinanza locali a diventare forti ed efficienti mettendole in grado di raggiungere le popolazioni rurali, quelle a cui è negato l’accesso al credito.
Ciò non significa che sia necessario prestare capitali, c’è bisogno di sostegno alla formazione per gli operatori locali del microcredito, supporto tecnico e organizzativo, monitoraggio e valutazione.
Spesso i progetti di microcredito partono infatti dall’informazione e dalla sensibilizzazione dei potenziali beneficiari, passando attraverso lo studio delle attività generatrici di reddito localmente profittevoli. Ciò conduce ad un progressivo rafforzamento organizzativo e tecnico dei gruppi beneficiari, fino a renderli in grado dapprima di ricevere e restituire prestiti a tasso agevolato e poi di accedere a condizioni di mercato alle varie strutture di finanziamento presenti sul territorio.
[A cura della redazione]
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La scorsa settimana abbiamo parlato del microcredito come strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà e di esclusione. Azioni e progetti basati sul microcredito però devono sempre essere affiancati da momenti di formazione per i beneficiari: non basta infatti disporre di risorse economiche, ma bisogna anche saperle gestire in base alle esigenze e caratteristiche socio-economiche della comunità che le riceve.
Per individuare le reali problematiche, e le possibili soluzioni di intervento, Mani Tese conta sulle conoscenze di partner locali, attori fondamentali per la riuscita e la continuità nel tempo dei progetti di cooperazione.
Ecco un esempio, un viaggio in uno dei progetti di sviluppo che contano sul microcredito.
Siamo nella città di Estelì, ubicata nella regione nord del Nicaragua: all’ideazione e realizzazione del progetto lavora con Mani Tese la Ong locale INPRHU, Istituto de Promocion Humana, che opera nel campo della difesa dei diritti umani in particolare dei ceti più deboli,
L’area di intervento individuata è quella della comunità rurale La Montañita – San Roque: si stima che il 62% della popolazione nella zona rurale si trovi in una condizione di povertà estrema. Nonostante la vicinanza con la città, quindi minacciata di deforestazione, la montagna offre ancora una biodiversità abbastanza interessante in quanto costituisce una delle quattro aree protette del municipio di Estelì.
Le principali attività economiche a La Montañita sono l’agricoltura di sussistenza tradizionale in appezzamenti generalmente ridotti (mais e fagioli essenzialmente e molto pochi ortaggi) e l’allevamento bovino estensivo.
Esiste poca conoscenza e molta resistenza per l’introduzione di coltivazioni non tradizionali. Anche perché ciò richiede investimenti maggiori che non sono alla portata della maggioranza delle famiglie.
Insieme a INPRHU si é individuato un primo obiettivo generale di promozione dell’economia rurale delle comunità povere attraverso l’accesso ed il miglioramento delle condizioni sostenibilmente produttive, e successivamente degli obiettivi specifici, tra cui la diversificazione della produzione, la promozione e l’inserimento degli agricoltori locali in reti nazionali o locali basate su produzione e protezione ambientale
Contemporaneamente si sono organizzati corsi di formazione attorno alle componenti basilari del progetto: pianificazione, diversificazione, commercializzazione della produzione, equità di genere nelle relazioni di produzione. In quest’ottica la formazione si genera come un processo e non come una azione.
Sagrario A.Valenzuela Perez, rappresentante della ong locale Inprhu commenta così il lavoro fin’ora svolto: “…Mani Tese finanzia progetti finalizzati al miglioramento dell’economia delle famiglie contadine in situazione di povertà estrema del nostro municipio. Lo fa incentivando la protezione dell’ambiente e la diversificazione della produzione, anche attraverso orti familiari e promuovendo relazioni più giuste ed eque fra uomini e donne, adulti e bambini con il miglioramento delle coltivazioni e del contesto familiare e comunitario. […] Innanzi tutto abbiamo definito e attuato strategie utili ad affrontare la crisi alimentare delle famiglie contadine. Poi abbiamo migliorato le entrate delle famiglie stesse tramite l’elaborazione e l’esecuzione di veri e propri programmi di produzione. Le loro unità di produzione sono state migliorate fortemente attraverso i piani di coltivazione e l’accesso ad equipaggiamenti e strumenti agropecuari. È stato garantito l’accesso a forme di microcredito a servizio di uomini e donne per assicurare la produzione. Un altro risultato importante è l’incentivo dell’uso razionale delle risorse naturali, in particolare l’acqua. Abbiamo motivato la partecipazione di bambini, adolescenti, madri e padri nel miglioramento della dieta anche grazie alla creazione di orti all’interno delle scuole. Le relazioni fra le famiglie sono migliorate, soprattutto nel campo della produzione. Sono stati formati promotrici e promotori comunitari con il compito di accompagnare i processi organizzativi e produttivi delle comunità coinvolte. Da qui abbiamo definito e promosso strategie con i produttori per favorire un commercio più equo dei loro prodotti”.
Questo è microcredito. Questa è cooperazione.
[A cura della redazione]
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Gnanka Orou Fico è il direttore della cooperativa di intermediazione finanziaria (CCIF) con sede a Natitingou in Benin. Da anni Mani Tese collabora con CCIF per finanziare attività generatrici di reddito nei villaggi del comune di Natitingou.
La cooperativa opera da un lato attraverso la promozione del risparmio e dall’altro attraverso la concessione di prestiti, la formazione e l’assistenza tecnica dei beneficiari.
Quali sono gli obiettivi della vostra Cooperativa di credito CCIF?
L’obiettivo di questa Cooperativa è quello di facilitare i servizi finanziari per i privati e le piccole imprese del Comune di Natitingou e dintorni, per rafforzare il tessuto economico dei piccoli lavoratori indipendenti a basso reddito.
In quale contesto operate?
Da più anni la realtà socioeconomica dell’Africa occidentale in generale e in Benin in particolare è stata caratterizzata da un deterioramento costante: la povertà è divenuta il vissuto quotidiano della maggioranza della popolazione che pure aspira al benessere. Questa situazione ha favorito la ricerca di mezzi e di azioni per ridurre la povertà soprattutto in seno alla popolazione rurale ed è proprio in questo contesto che la microfinanza è stata considerata da tutti gli attori dello sviluppo, come uno strumento efficace che mira a migliorare le condizioni di vita delle famiglie.
Eppure assistiamo fino ad oggi a un’offerta di servizi finanziari inadatti ai bisogni di questa fascia che continua, malgrado gli investimenti, ad annegare nel famoso circolo vizioso della povertà.
Si pone quindi un reale problema di approccio nell’intervento.
Che tipo di servizio offrite?
Noi ci occupiamo di microfinanza, che utilizza tra i suoi strumenti il microcredito. Il grande pubblico confonde la microfinanza con il microcredito. Essa designa i dispositivi che permettono di offrire dei crediti molto piccoli “microcredito” a famiglie poverissime per aiutarle a condurre delle attività generatrici di reddito che permettano loro di sviluppare le loro piccole imprese. Con il tempo, e lo sviluppo di questo settore particolare della finanza in tutto il mondo compresi i paesi sviluppati, la microfinanza si è allargata fino ad includere ormai una gamma di servizi molto vasta (credito, risparmio, assicurazione, trasferimento di denaro ecc.) e una clientela più estesa.
In questo senso la microfinanza non si limita più, oggi, ad accordare microcredito ai poveri, ma a fornire un insieme di prodotti finanziari a tutti coloro che sono esclusi dal sistema finanziario classico o formale.
Possiamo definire il microcredito come una piccola somma di denaro prestata a un individuo, o a un gruppo di individui, spesso senza esigere una garanzia reale. E’ una forma di finanziamento che dà un po’ di respiro alla fascia più numerosa della popolazione.
Esistono altre realtà che offrono servizi di microfinanza?
Nel corso degli ultimi vent’anni, abbiamo visto svilupparsi numerose organizzazioni attive nella
microfinanza. Esistono numerosi casi, più o meno diversi, in tutto il mondo, e tre correnti essenziali coesistono in questo campo: la prima forma è costituita dalle cooperative, la seconda è rappresentata da alcune banche (Financial Bank, Banque Régionale de Solidarité) e la terza forma
riguarda le ONG che hanno come vocazione quella di realizzare esse stesse intermediazione finanziaria. L’esperienza mostra che la microfinanza può aiutare i poveri aumentando il loro reddito, creando imprese suscettibili di sviluppo e ricchezza a profitto di altre persone e della nazione.
La sola allocazione di credito ai poveri infatti non è sufficiente a creare le condizioni appropriate per uno sviluppo autonomo e duraturo: per questo il credito come strumento di sviluppo per la promozione delle attività generatrici di reddito deve essere un processo che integra almeno tre variabili: l’esistenza o creazione di strutture finanziarie socialmente; la diversificazione dei prodotti finanziari al di là del credito; l’offerta di servizi non finanziari come il rafforzamento delle capacità organizzative e di gestione dei beneficiari.

Cosa può fare il mondo delle ONG per sostenere queste attività?
Appoggiare per esempio le Istituzioni di Micro Finanza esistenti per favorire il loro sviluppo e non operare direttamente nel settore per evitare situazioni di concorrenza sleale; creare le condizioni propizie allo sviluppo delle attività generatrici di reddito attraverso la realizzazione di infrastrutture e di equipaggiamenti adeguati alle comunità coinvolte, infine pianificare e valutare periodicamente le azioni strategiche dei partner come le IMF.
Se ai giorni nostri il microcredito si trova al centro dei dibattiti intellettuali e viene considerato in generale come strumento di sviluppo locale, la sua messa in opera necessita di un approccio adeguato altrimenti potrebbe contribuire altrettanto efficacemente ad impoverire o a rendere vulnerabili i beneficiari.
Ed è lì che interverrà l’importanza del ruolo della società civile africana nell’educazione della popolazione in vista di un cambiamento di comportamento, unica garanzia che può facilitare il raggiungimento degli obiettivi di ogni intervento.
[A cura della redazione]
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Se inizialmente il microcredito nasceva come strumento di sviluppo a sostegno delle popolazioni del Sud del mondo, oggi sono sempre più i Paesi del Nord del mondo che utilizzano il microcredito come mezzo di accesso al credito.
I motivi di questa diffusione tra diverse fasce della popolazione vanno ricercati nell’aumento della povertà nei Paesi sviluppati: indigenza ed esclusione sociale colpiscono sempre più persone, sono molte le famiglie e piccoli imprenditori che non riescono più ad accedere al credito bancario.
Se la funzione del microcredito rimane quindi invariata sia nei Paesi del Sud che del Nord del mondo, bisogna ricordare che esistono fondamentali differenze nei meccanismi di microcredito nei Paesi sviluppati, rispetto ai Paesi in via di sviluppo.
Come spiega Ugo Biggeri, Presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica, in un’intervista rilasciata lo scorso aprile 2008: “…il costo della vita ed il contesto socio economico da paese “ricco” fanno sì che gli importi siano diversi: da noi con 50 o 100 euro non si può certo avviare un’impresa. In Europa il limite per poter parlare di microcrediti è di 25 mila euro. Di solito però i prestiti vanno dal migliaio di euro fino ai 10 mila, da restituire in un periodo da 1 a 5 anni, con tassi di interesse annui tra il 3% e l’8%. Dunque rispetto al sud, tassi più bassi ed importi più alti.
La seconda differenza fondamentale è che anche il costo del lavoro è diverso e quindi una banca da sola non può fare microcredito a soggetti svantaggiati a meno che non si tratti di operazioni di marketing. Infatti perché un prestito non sia dato a rimessa, un istituto bancario dovrebbe dedicare ad un finanziamento da 2500 euro un massimo di 90 minuti. E’ invece evidente che più si è in difficoltà, per piccole somme, e più abbiamo bisogno di parlare, di capire, di trovare un aiuto non solo economico ma un accompagnamento continuo che ci aiuti a uscire dalle difficoltà a rientrare nelle rate da pagare. Insomma quella rete di relazioni umane e sociali che sono la chiave vincente del microcredito come strumento di emancipazione e di costruzione di fiducia”.
In Italia tra i soggetti che si occupano di microcredito vanno citate le mutue e cooperative, MAG (Mutue Auto Gestione), che raccolgono risparmio dai soci per utilizzarlo a favore di progetti nell’ambito dell’economia sociale e della cooperazione internazionale.
Una Mag raccoglie capitale sociale tra i soci e lo investe per sostenere progetti nell’ambito della cooperazione, sviluppo sostenibile, difesa dei diritti umani, diffusione di un’ economia solidale. Il finanziato, spesso una persona che non ha accesso al credito tradizionale perché ha poche garanzie economiche, riceve un finanziamento che restituisce in un tempo determinato, con un tasso fisso e diventando socio lui stesso. Ogni cooperativa finanziaria funziona in modo diverso a seconda del suo statuto e regolamento, ma tutte rispettano i punti fondamentali del Manifesto della Finanza etica. Le Mag hanno anche sottoscritto un documento che indica i requisiti della finanza solidale: accesso al credito senza discriminazioni; preferenza delle garanzie personali; trasparenza nella gestione e nelle decisioni; forme di partecipazione dei soci e libero accesso alle riunioni del Cda; conoscenza tra finanziatori e finanziati.
Le Mag inoltre redigono una valutazione di impatto sociale per analizzare il progetto da finanziare. Le garanzie richieste sono fideiussioni personali e non patrimoniali, quindi un impegno sulla fiducia reciproca.
Il socio di una Mag investe capitale sociale, concorrendo a creare un circolo virtuoso di finanziamenti a favore di progetti con utilità sociale. Il finanziato non bancabile incontra qualcuno che crede nel suo progetto: la valutazione viene fatta in base alla validità del progetto e non guardando alle garanzie patrimoniali. Infine, il tasso fisso e il piano di rientro concordato mettono al riparo da rischi non pianificati.
Per diventare socio di una Mag basta fare una domanda di adesione alla cooperativa e sottoscrivere una quota di capitale sociale almeno pari a € 51,64. Diventati soci, si riceve il bollettino informativo e si partecipa alla vita sociale della cooperativa. Statuto e regolamento indicano poi come chiedere la restituzione della quota versata.
Il microcredito risulta sempre più una valida alternativa alla finanza speculativa. Nel Sud e nel Nord del mondo.
[A cura della redazione]
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